Quickribbon Luis Enrique: Ora me la gioco

martedì 24 gennaio 2012

Luis Enrique: Ora me la gioco

Il 27 gennaio del 2011 la Roma vinceva 2-0 a Torino qualificandosi per le semifinali di Coppa Italia a spese della Juventus. Un anno dopo, in uno stadio nuovo, è tutta un’altra storia. Vucinic, decisivo in quell’occasione, ha cambiato bandiera, come Borriello. E la Roma è stata stravolta, allenatore compreso: il solo Simplicio, se fosse scelto, sarebbe l’uomo in comune con la formazione titolare che presentò Ranieri all’epoca.
MESE DOPO - Ma è tutto diverso anche rispetto al mese scorso, quando la Juventus arrivò all’Olimpico con la sensazione di poter distruggere la «proposta» di Luis Enrique. Invece Luis Enrique è ancora a Trigoria, più solido e carismatico che mai, sull’onda di cinque vittorie consecutive cavalcata proprio dopo il pareggio contro la Juve. La Roma adesso sa che può giocarsela con chiunque. «Per noi questa partita è uno stimolo incredibile - ammette Luis Enrique - affrontiamo una squadra che non ha ancora perso in questa stagione, dimostrando di aver raggiunto una fantastica continuità di prestazioni. Devo fare i complimenti a Conte, che ha costruito un gruppo capace di giocare al calcio. La Juve è un esempio da seguire. Noi siamo cresciuti, raggiungendo il loro livello di intensità ma non di regolarità. E’ in questo che dobbiamo migliorare» .
IL PARAGONE - Sente di poter vincere, stavolta: «Andiamo a Torino cercando di fare il nostro gioco, il nostro calcio, sperando che la Juve non sia al cento per cento. Ma se anche loro fossero al massimo - e qui sogghigna - mi auguro che non sia sufficiente per batterci. La Roma adesso è in un momento ottimo» . Un momento che non offusca i sogni: «Non siamo ancora sullo stesso piano delle grandi d’Italia. Juve e Milan sono lassù. E’ la classifica che lo dice. Però manca ancora metà campionato, può succedere di tutto. Vedremo dove riusciremo ad arrivare». «Non siamo al livello delle grandi di serie A Manca la continuità Ma manca metà del campionato...»
L’AMBIENTE - A soffiare sulla squadra è anche un pubblico impagabile. Luis Enrique vorrebbe sdebitarsi: «All’inizio le cose non andavano e anche io avrei dovuto fare di meglio. Adesso comincio a vedere risposte che mi piacciono dai giocatori. E’ bellissimo sentire i tifosi vicini. Ricordo lo striscione della curva Sud, “Mai schiavi del risultato”. Ricordo anche i cori. La gente è sempre stata dalla nostra parte. E pensare che quando sono arrivato in Italia, tutti mi dicevano che i romanisti volevano fare risultati e basta» .
INCORONAZIONE - Le vittorie però aiutano a rafforzare le sicurezze e a dimenticare le difficoltà. Adesso si parla addirittura di Nazionale per Totti, rilanciato dai quattro gol di questo inizio del 2012 che lo hanno portato a un altro record. «Mi fa piacere - spiega Luis Enrique - Non so se a lui interessi, però io come allenatore sono orgoglioso se un mio giocatore viene chiamato da una nazionale. Non sarei preoccupato dai tanti impegni: le società pagano e vanno rispettate, però la nazionale è un premio che non si può negare a un calciatore. Per me Francesco merita la maglia azzurra, ma non sono io a decidere. Tocca a Prandelli, che ha molta esperienza. Certo, se lui parla in un certo modo, significa che ci sta pensando»

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