Quickribbon Ma si può far entrare Totti al 91?

lunedì 10 gennaio 2011

Ma si può far entrare Totti al 91?

Ancora la Sampdoria. Ancora un’illusione. Ancora una sconfitta. Arrivata con la stessa progres­sione di gol di quella del venticinque apri­le scorso, Roma con merito in vantaggio alla fine del primo tempo, poi doppietta doriana nella ripresa, Totti che aveva rea­lizzato il gol che poteva far gridare lo scudetto, doppietta di Pazzini a strozzare in gola quell’urlo. In più, stavolta, ci sono tre cartellini rossi. Ma anche, anzi soprattutto, almeno dal nostro punto di vista, ci sta Fran­cesco Totti in panchina. Anzi di più: Francesco Totti mandato in campo al minuto quarantasei del secondo tempo quando, cioè, di solito gli al­lenatori fanno i cambi per perdere tempo o per far esordire qualche giovane virgulto. E invece qui a Ma­rassi abbiamo visto pu­re questo, Totti spedito in campo a giochi finiti o quasi, al punto che il capitano giallorosso, a bordo campo, con un sorriso che voleva dire tristezza, ha provato a scherzare con il quarto uomo sollecitando la sostituzione, « aho, ma che sta ini­ziando adesso la partita» sottoline­ando, pure lui, l’atipicità, almeno per ora, di queste partite all’ora di pranzo che per il nostro calcio rap­presentano tuttora una novità a cui francamente è un po’ difficile abituarsi. Neppure nel giorno del suo esordio in serie A, marzo 1993, Brescia, Totti era stato mandato in campo nel recupero. E meno male, verrebbe da dire, che Ranieri sta con lui, almeno così aveva assicu­rato il tecnico nella conferenza stampa della vigilia, ribadendo co­me il numero dieci romanista fos­se al centro del progetto. E pure qui, ancora meno male, perché chissà cosa sarebbe successo se Totti non fosse stato al centro. Il fatto, ora, è che se Totti era triste prima, come aveva dichiarato pri­ma del fischio d’inizio della gara di ieri, volendo sottolineare come la tristezza fosse soltanto la sua, ora si è aggiunta un’altra goccia, anzi un goccione, a que­sta tristezza su quel­lo che resta il gioca­tore che ha riscritto l’album dei record della società giallo­rossa. Per capire an­cora meglio la situa­zione, andatevi a rivedere quei quattro- minuti- quattro che è stato in campo, c’è un episodio che sot­tolinea perlomeno il nervosismo con cui il giocatore sta vivendo questo momento: arriva un pallone nell’area doriana, Palombo lo pro­tegge, Totti è alle sue spalle, il do­riano cade a terra come fulminato, il capitano romanista gli si rivolge a muso duro, episodio che ha avu­to una postilla anche al fischio fi­nale, quando Palombo ha provato a fare pace con il giallorosso che ha ribadito tutte le sue perplessità su quello che era accaduto. Ieri, al termine della parti­ta, Totti è scappato via di corsa, ad attenderlo fuori da Marassi c’era un’auto che doveva portarlo dalla moglie Ilary e da un gruppo amici con cui trascorrerà queste qua­rantotto ore di vacanza ( la ripresa degli allenamenti è stata fissata per domani pomeriggio). C’è stato giusto il tempo di chiedergli come fosse andata, lui si è girato, ci ha guardato con quel sorriso romano che fa capire tutto, ri­spondendo, « bene, no? » . No, ci permet­tiamo di aggiungere noi. Perché qui non stiamo parlando di un giocatore qualsiasi, ma di un campione co­me Francesco Totti. In futuro, perlomeno, sarà il caso, nel mo­mento in cui dovesse tornare in panchina, di non farlo entrare nei minuti di recupero. Almeno que­sto glielo si deve.

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