Quickribbon C'erano una volta

lunedì 18 aprile 2011

C'erano una volta

Alle scoppiate del campionato non resta ormai che la consolazione della Coppa Italia. Sognavano Wembley e triangolini tricolori, potranno al massimo farsi un dispetto domani all’Olimpico. Succede, si parte per conquistare tutto e ti ritrovi a giocare in cortile. L’Inter avrebbe voluto un altro Triplete e alla fine è “solo” Campione del Mondo: non è poco, ma è più un’appendice dell’anno precedente che una vittoria uscita da quest’anno disgraziato. Eliminata in Champions e mancato il 6° scudetto consecutivo: tutto compreso tra gli schiaffi del derby e quelli di Parma, 14 giorni che hanno ucciso la stagione. La Roma sognava lo scudetto ma lassù non è mai arrivata, un anno sempre all’inseguimento, che sta terminando col cuore impazzito e la lingua fuori. Gli americani hanno pagato poco è vero, ma alla fine, sfumati i 25-30 milioni della Champions, mezza fregatura la stanno prendendo pure loro. Inter e Roma avevano chiuso l’ultimo campionato con due punti appena di differenza, erano due squadre in grande condizione, che si erano date battaglia fino all’ultima mezzora, con i migliori attacchi, Milito ed Eto’o avevano segnato 34 gol, Totti e Vucinic 28. Oggi quegli attacchi si sono quasi dimezzati: Milito è sparito e Vucinic pure. Hanno appeso il cartello “Vendesi” al collo. Appena vinta la Champions Milito disse di voler andar via. Moratti avrebbe dovuto cederlo all’istante, e ne avrebbe ricavato anche bei milioni (25-30), invece si è tenuto un giocatore spesso assente, i cui gol sono spariti, la quotazione crollata e le offerte ad averle. Anche Vucinic voleva andar via: ha sempre segnato abbastanza poco per essere un’attaccante da capo. Moratti freme di fronte al “fair play finanziario”, vuole spendere, sogna Tevez o magari Fabregas. Gli americani hanno già messo sul piatto nuovi manager (Baldini e Sabatini) e soprattutto 40 milioni, di cui una fetta destinata a Pastore. Inter e Roma hanno voglia di campioni e soprattutto di dimenticare. Addio a due belle squadre, che accendevano il fuoco, che litigavano rigore su rigore, che incrociavano gli scarpini e spaccavano il calcio. “Prostituzione intellettuale” attaccava Mou, “Più che un allenatore, un bel motivatore” rispondeva Ranieri. In finale di Coppa Italia, Totti inseguì Balotelli per prenderlo a calci. La rivalità feroce è diventata depressione, le due big sono logore. La Roma anche più dell’Inter, certo. E non solo fisicamente ma anche di testa: “abbiamo finito la benzina” dice Leo, “gli appuntamenti decisivi li sbagliamo” dice Montella. Motta e Maicon fuori per improbabile scelta tecnica (ci sono sempre stati...), Pizarro con Ranieri non rispondeva nemmeno all’appello. Giocatori che hanno silurato i vecchi allenatori, per poi non saper sostenere i nuovi. Leonardo (media punti 2,22, rispetto a Benitez 1,53) e Montella (media 1,75, Ranieri 1,56) sono probabilmente a fine corsa. Leo è stato il fugace innamoramento di Moratti, Montella forse solo un ponte tra Ranieri e un coach gradito agli americani (Ancelotti?). Inter e Roma volevano passare dal tecnico esperto al giovane inesperto che le rimotivasse e le rilanciasse: ma le sconfitte non fanno differenza e bruciano a qualsiasi età. L’allenatore dell’amore e l’allenatore dei ragazzini, belle favole no?

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