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sabato 9 aprile 2011

Daspo di Roma, gli ultras leccesi vincono il ricorso

Annullate sei delle ventisette diffide comminate nei confronti di ultras del Lecce all’ombra del Colosseo. I tifosi del club giallorosso ai quali era stato vietato l’accesso alle manifestazioni sportive, dopo fatti avvenuti a Roma il 30 ottobre del 2010, e che hanno vinto il ricorso presentato davanti al Tar del Lazio, potranno tornare a sedersi sugli spalti del “Via del Mare” e di altri stadi italiani. Una sentenza che potrebbe fare da apripista anche per altri. Cioè, il grosso del gruppo, composto da coloro che non hanno potuto o voluto sfilare davanti ai giudici amministrativi, per i motivi più svariati. A partire dalle spese, non proprio basse, per sostenere l’appello. Se, infatti, come sembra, i legali faranno richiesta di archiviazione al pubblico ministero, usando come “ariete” proprio l’odierna sentenza, ci sarà comunque speranza per tutti. L’impianto accusatorio s’è incrinato, dunque. Il castello, questa mattina, è crollato davanti al Tar del Lazio. E per diversi motivi. Innanzitutto, perché alcuni fatti non sarebbero verificabili in modo così netto da poter additare i responsabili con certezza assoluta. E si parla della questione riguardante un fumogeno acceso nel corso della gara. Poi, ed è l’aspetto peculiare della sentenza, perché in altri casi non sussisterebbero, di base, le condizioni che fanno scattare la diffida, previste dalla legge 401 del 1989. Addio Daspo, dunque, anche per gli episodi contestati nei pressi della stazione Termini. Cioè, un’ipotetica interruzione di pubblico servizio ed il rallentamento del treno dovuto all’azione del freno d’emergenza. La battaglia è stata condotta dagli avvocati Lorenzo Contucci, romano, e Giuseppe Milli, leccese, che fin dalle prime battute avevano creduto nella possibilità di fare breccia nelle menti nei giudici, portando argomentazioni piuttosto convincenti (leggi). Fra cui, diverso materiale fotografico. E devono essere state piuttosto solide, le argomentazioni, se è vero che il Tribunale amministrativo regionale del Lazio (presidente Linda Sandulli) ha emesso un’ordinanza che ribalta quanto stabilito in prima istanza, con le diffide firmate dal questore di Roma, Francesco Tagliente. Gli avvocati, per ora, non anticipano molto e attendono la stampa per domani mattina. Una conferenza è stata convocata presso lo studio legale di Giuseppe Milli, proprio per illustrare i dettagli della sentenza e le prossime mosse. Ma qualcosa si può già dedurre. Per l'accensione di un fumogeno dagli spalti, rispondevano in quattro. Un atto di folklore, che, sebbene severamente vietato dalle disposizioni vigenti, continua ad essere perpetrato dalle curve di tutta Italia ogni domenica. Il materiale condotto dai legali potrebbe quindi aver convinto i giudici a ritenere che non vi sia certezza sull’autore materiale dell’accensione, né che, chi si trovasse davanti in quel momento, stesse tentando coscientemente di fare scudo con il corpo ed evitare l’identificazione a distanza. Infine, altri rispondevano di vicende avvenute alla stazione Termini, dopo l’incontro di calcio fra Roma e Lecce. I tifosi salentini sono stati fermi a lungo dentro lo stadio Olimpico per l’identificazione, che ha riguardato novantasette di loro, e sono arrivati allo scalo ferroviario quasi a ridosso della partenza del treno per fare rientro a casa (più di qualcuno aveva lasciato l’auto parcheggiata a Frosinone). Qui, però, anche l’alt della polizia: niente convoglio senza biglietto. Qualcuno lo avrebbe fatto, altri avrebbero aggirato il blocco, salendo comunque a bordo. E sarebbe anche stato tirato il freno, per attendere gli amici rimasti a terra. Tutti fatti per i quali, si può ipotizzare, non sarebbe legittimo un Daspo. Per l'avvocato Milli si tratta di una "clamorosa vittoria di tutta la tifoseria leccese, ingiustamente allontanata per dieci gare dalla sua squadra del cuore. E che vi sia correlazione tra i fatti di Roma ed il blocco delle trasferte imposte dall'Osservatorio sulle manifestazioni sportive, non lo dice solo la logica - commenta -, ma anche il questore di Bologna, Luigi Merolla. Nella trasferta successiva, proprio a Bologna, durante una conferenza stampa, commentando il divieto di trasferta imposto dal Cams, disse che 'i tifosi leccesi sono stati puniti per i fatti gravissimi di Roma-Lecce'. Non mi sembra - conclude Milli -, leggendo le motivazioni del Tar, che i fatti siano stati gravissimi, tantomeno che potessero intergrare una fattispecie penale".

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