Un coro che scatena la bufera. Su Andrea Mandorlini, che, durante la presentazione ufficiale dell’Hellas, in via Sogare, martedì sera, ha preso il microfono ed ha intonato le parole «Ti amo terrone», dedicandole alla Salernitana, avversaria nella finale dei playoff di Prima Divisione del Verona. Estratto del ritornello della canzone «Italiano terrone che amo», storico successo degli Skiantos. Un tormentone che accende polemiche, che produce immediate accuse di razzismo. O meglio, rinnova determinati toni roventi. Perché, tra Mandorlini e Salerno, sono volati fulmini e saette, nei giorni caldi che hanno deciso la B. Prima di tutto, però, ecco la replica dell’allenatore gialloblù, in merito alla vicenda: «All'inizio del mio intervento ho reso omaggio agli avversari. Anzi, ho addirittura zittito il coro offensivo contro la Salernitana. E ci sono anche le immagini che ho già visto girare in internet che confermano questo. Quella canzoncina, era solo goliardia, tant'è che, come sempre si può vedere nelle immagini della serata, l'ho cantata in compagnia di Maietta e Esposito, il primo calabrese, l'altro napoletano doc». C’è il retroscena noto, dietro agli sfottò. Perché Mandorlini, prima della gara d’andata con la Salernitana, aveva criticato certi articoli in cui, dalla Campania, si osservava che o i granata andavano in B oppure la società spariva (ed è quel che è poi successo): «Reclamano aiuti, ma li hanno già avuti», disse, all’epoca, il timoniere dell’Hellas. Da Salerno, piovvero macigni, con tanto di una manifestata intenzione di sporgere querela ai danni di Mandorlini. La settimana successiva, tensione ancora più alta, con Mandorlini ritratto, sulla pagina Facebook di un blogger- giornalista locale, con una pistola alla tempia e, sopra, la scritta «Sono un uomo di m…». L’autore, dopo, fece precipitosamente marcia indietro, adducendo la giovane età e l’inesperienza a scusante per il poco discutibile gesto. E, a Salerno, il clima fu ancora più bollente. Una sorta di caccia a Mandorlini, negli spogliatoi dell’Arechi, dopo che la partita di ritorno, persa per 1-0 dal Verona, che partiva dal vantaggio del 2-0 di gara 1, aveva sancito la promozione dell’Hellas in B e la fine della speranze della Salernitana. In sala stampa fu possibile al mister ravennate rilasciare solo poche dichiarazioni, prima che venisse fuori il putiferio. Adesso, a sostenere Mandorlini (che ora rischia il deferimento), arrivano le parole di Flavio Tosi, sindaco di Verona presente, pure lui, al vernissage dell’Hellas e immortalato piuttosto divertito durante i cori: «Credo che se in uno stadio del Sud venisse intonato il coro "Ti amo polentone" nessuno al Nord si offenderebbe. Penso che Mandorlini, nell'intonare il ritornello di una vecchia canzone non avesse minimamente intenzioni razziste. Come, del resto, nemmeno i numerosi giocatori originari del Sud Italia che giocano nel Verona». Commento deciso anche per Lorenzo Fontana, europarlamentare leghista che era in via Sogare e che spiega: «Sono assolutamente allibito. Il coro incriminato era inequivocabilmente ironico, come dimostrato dal fatto che due giocatori dell’Hellas Verona di origine meridionale, il calabrese Domenico Maietta ed il campano Gennaro Esposito, intonavano divertiti lo stesso coro assieme al tecnico Mandorlini». A Salerno, invece, non l’hanno presa per niente bene. Sulla sua pagina di Facebook, il sindaco della città campana Vincenzo De Luca (con cui per altro sono ottimi i rapporti con Tosi) si rivolge direttamente all’allenatore gialloblù: «Caro Mandorlini, ma è proprio così difficile comportarsi in maniera civile e responsabile? Ma è proprio così difficile ricordarsi che lo sport dovrebbe essere una vera e propria festa ispirata al rispetto dell'avversario e ai valori della correttezza e della lealtà sul campo e fuori dal campo?». Da quelli più diplomatici, come Antonio Rofrano che urge De Luca a chiedere «al suo collega Tosi dei chiarimenti in merito»; a quelli più arrabbiati, come Alfonso Coscia, «1000 Mandorlini non fanno un uomo», oppure Davide Di Stefano: «De Luca- Tosi= ipocrisia... Salerno odia Verona e così sempre sarà» Anche sui siti tradizionalmente più frequentati dai tifosi dell’Hellas il tema è dibattuto senza interruzioni: «Mandorlini è stato ironico. E aveva pieno diritto di esserlo visto come si erano comportati giocatori e giornalisti della Salernitana. Poi ha fatto della goliardia, sapendo di avere metà giocatori del Verona che sono del Sud», scrive Ziga su hellastory.net. Per Enrico, tuttavia, «l’uscita di Mandorlini è stata inopportuna. L’allenatore, visto il ruolo che ricopre, farebbe meglio ad evitare certe uscite». Facy aggiunge: «Ovvio che è stata una goliardata, anche se mi è parsa di cattivo gusto». Botta e risposta. E, dunque, per una volta, Mandorlini, idolo gialloblù, proclamato «Santo subito» dallo striscione comparso proprio nella serata dell’Olivieri, in un certo senso divide il popolo dell’Hellas. Con Nict che, dal canto suo, si sfoga ed annota: «Questi sono i problemi? Non è stato razzismo, i tanti giocatori meridionali del Verona sono sempre stati incitati. A certa gente non interessa che Mandorlini sia stato aggredito, a Salerno. Si sono fatti una certa idea di Verona, e questa rimarrà per sempre».
giovedì 21 luglio 2011
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