C'è un filo conduttore ad alta tensione che unisce l'estate del nostro calcio. Così se in Germania e in Francia gli stadi si riempiono già di gol (Bundesliga e Ligue 1 hanno alzato il sipario), in Italia è sempre tempo di stracci. Niente di nuovo se non fosse che, stavolta, a far rumore è una lettera, lunga e dettagliata, con la firma dei capitani o giocatori simbolo delle venti squadre di serie A. «O la Lega firma il contratto collettivo, o il 27 e 28 agosto il campionato non parte...», scrivono Totti, Del Piero, Javier Zanetti, Gattuso e soci. L'indirizzo è quello di via Rosellini a Milano, sede della Confindustria del pallone, la richiesta una normale, normalissima, formalità agli occhi dei giocatori, un quasi incubo nelle intenzioni dei club. Il duello è servito. I toni accesi come quando, a metà dicembre scorso, l'Associazione calciatori proclamò la serrata per la tappa dell'11 e 12, sciopero, poi, scongiurato in zona Cesarini per l'entrata in scena della Federcalcio. Già, la Figc. Giancarlo Abete, numero uno federale, scese in campo deciso come non mai per far sì che la macchia dello stop venisse cancellata in cambio di una sua personale sintesi sul punto della discordia: Aic e Lega si alzarono dal tavolo dei veleni stringendosi, loro malgrado, la mano dandosi appuntamento per siglare un accordo collettivo su sei capitoli più o meno condivisi, lasciando ad Abete il compito di trovare, poi, i termini adatti a regolare il tema dei fuori quota. I club, il laziale Lotito e l'avvocato della Juve Briamonte su tutti, chiedevano piena discrezionalità in mano ai tecnici per decidere chi far allenare ai margini perchè non più parte del progetto di ogni singola società: mai più, per intendersi, casi alla Felipe Melo o alla Grosso dell'epoca. Secca, ed infastidita, la replica dell'Associazione calciatori fino ai buoni uffici di Abete. Dai giorni avvelenati sono passati otto mesi, ma, soprattutto, un contratto collettivo firmato da una sola parte il 31 maggio scorso quando il presidente dimissionario dell'Aic Sergio Campana mise l'autografo per la categoria sotto a sei punti, comunque rivoluzionari. «L'accordo - scrivono i capitani - è scaduto da oltre un anno e l'Italia è l'unico paese a non avere norme precise sul tema. La nostra non è una rivendicazione economica, ma chiediamo il rispetto di certe tutele che, se mancano, mettono a rischio la validità degli attuali contratti». Guai a parlare di sciopero, guai a raccontare la rivolta dei giocatori come quella di una categoria di milionari che non smettono mai di chiedere: il nuovo presidente dell'Aic Damiano Tommasi si ribella. «Basta con i soliti luoghi comuni. Qua non ci sono rivendicazioni economiche da fare, ma - così l'ex centrocampista della Roma e della Nazionale - soltanto da difendere il diritto di ogni calciatore di potersi allenare con la prima squadra...». Federcalcio arbitro, Aic e Lega sulle barricate. Maurizio Beretta, presidente della Confindustria del pallone, si chiude in difesa. «A queste condizioni non firmeremo mai. Stiamo parlando di 800 giocatori con uno stipendio medio da un milione di euro: non ci siamo piegati alle minacce di Campana, non vedo perchè dovremmo piegarci ora a quelle di Tommasi...». La Lega non firma perchè nell'accordo sottoscritto dall'Aic avrebbe voluto leggervi già la sintesi del presidente Abete sul punto dei fuori quota e, a distanza di otto mesi, continua a chiedere almeno un compromesso sul tema che conceda una qualche libertà, anche formale, ai singoli allenatori nello svolgimento del proprio lavoro tecnico durante la settimana. Tommasi e i giocatori ricordano come nel patto dell'Immacolata del dicembre scorso l'intervento di Abete era stato concordato soltanto dopo la firma di entrambe le parti del contratto collettivo. La Federcalcio è irritata e chiede a Beretta un immediato passo in avanti verso la firma perchè l'ipotesi di una serrata è da scongiurare in ogni maniera (in queste ore Abete invierà una lettera a Beretta). Il 24 agosto, a tre giorni dal via del campionato, è in agenda un consiglio federale dal quale si uscirà soltanto dopo un accordo. «In Lega sono incapaci di mettere d'accordo venti presidenti. Beretta parla di sorpresa per la nostra mossa? E' appena tornato da due giorni a Pechino, ma sembra che sia stato fuori dall'Italia un anno...», così Tommasi. Una speranza in più perchè un'intesa possa consumarsi c'è: ai prossimi incontri, o tentativo di incontro, mancherà l'inibito Lotito per le accuse al Coni. Proprio la presenza del consigliere di Lega Lotito al tavolo era stata causa di scontri, quasi fisici.
lunedì 8 agosto 2011
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