Quickribbon Azzurri, Ultrà Italia verso Belgrado. E’ allarme disordini

giovedì 6 ottobre 2011

Azzurri, Ultrà Italia verso Belgrado. E’ allarme disordini

Venerdì si giocherà Serbia-Italia, e sarà la prima volta. Nel torneo di qualificazione all’Europeo 2012, inteso, perché Italia-Serbia di un anno fa (12 ottobre) fu sospesa dopo soli sei minuti. Intorno all’ipotetica mezz’ora del primo tempo nello stadio Ferraris non c’era quasi più nessuno. Solo alcune centinaia di ultras serbi e la polizia. Come finì quella notte quasi tutti lo ricordano: Ivan Bogdanov e altri tre capi ultrà arrestati, partita vinta 3-0 dall’Italia a tavolino, le immagini della sconfitta dello sport trasmesse in tutto il mondo. Venerdì, Serbia-Italia non conterà niente per gli azzurri che sono già qualificati per l’Europeo, conterà qualcosa per la Serbia che nella qualificazione spera ancora, conterà moltissimo capire cosa accadrà attorno, sulle gradinate del Marakanà. La Federcalcio italiana non ha venduto un solo biglietto ma questo significa poco. Perché cinquanta Ultras Italia sono attesi ugualmente a Belgrado dove non esistono misure restrittive in merito al tifo calcistico. Gli Ultras Italia acquisteranno i biglietti nella capitale serba e andranno allo stadio. Quale sarà l’accoglienza loro riservata dai “colleghi” serbi? Si gioca al Marakanà, stadio della Stella Rossa. Dopo il delirio di Genova, Bogdanov disse: «Avevo bevuto troppo, non c e l’ho con l’Italia. Anzi è un Paese che mi piace. Ce l’abbiamo con il presidente della Federcalcio serba». Si chiama Karazic e il suo torto sarebbe quello di essere stato per anni presidente del Partizan, rivale cittadina della Stella Rossa. Una giustificazione che aveva convinto pochi. Anche perché, quando fu arrestato, Bogdanov non era per niente ubriaco. Anzi, era lucidissimo. L’operazione della polizia genovese fu chirurgica e condotta con grande sapienza. Gli agenti prima effettuarono una scrematura tra i tifosi serbi. Alle donne e ai bambini, che erano numerosi ed erano ovviamente in preda al panico, fu concesso di lasciare lo stadio dopo il grosso degli appassionati, ovviamente italiani. In questo modo la polizia isolò i violenti. Dopo una giornata di intemperanze, il leader era ormai stato identificato: Bogdanov aveva già imbrattato un gazebo in piazza De Ferrari, partecipato in prima linea agli scontri in via XX Settembre, tagliato la recinzione dello stadio per fare in modo che razzi e fumogeni finissero sul campo; era facilmente identificabile per i suoi tatuaggi richiamanti l’ideologia nazionalista serba ed era a lui, principalmente, che la polizia dava la caccia. Dopo ore di scontri tra stadio e recinzioni esterne, sul piazzale che guarda le tribune del Ferraris, la polizia trovò Bogdanov nascosto nella cuccetta dell’autista (dotazione dei bus a lunga percorrenza). L’ultrà era rimasto nascosto arrotolato in un sacco a pelo. Era sudato fradicio, non ha opposto la minima resistenza all’arresto. Anche l’atteggiamento successivo di Bogdanov è stato improntato alla correttezza, confermando paradossalmente quella descrizione di “bravo ragazzo” che ha fatto la madre Fanika. Bogdanov è istruito, parla inglese correttamente, non è uno sprovveduto, insomma. Questo farebbe pensare che in realtà l’obiettivo da raggiungere con i disordini di Genova fosse un altro: cercare di impedire l’ingresso della Serbia in Europa, come vuole il partito nazionalista che ha la maggioranza relativa ma sta all’opposizione, mentre il governo è una coalizione guidata da Mirko Cvetkovic. Se questo fosse il bersaglio, non si può dire che non l’abbiano centrato: agli occhi dell’opinione pubblica europea Bogdanov e soci hanno dato l’immagine di una nazione non pronta per sedere a Bruxelles.

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