«Sto lottando contro l'uomo invisibile, da cinquanta giorni vedo doppio e la mia vita non è più la stessa». Rino Gattuso si è tolto la corazza da uomo duro per raccontare il suo dramma. Una paralisi al sesto nervo cranico sta pregiudicando la sua carriera e condizionando la quotidianità. «Non nascondo che quando mi sveglio al mattino apro prima l'occhio buono poi piano piano l'altro, sperando di vederci in modo normale. Non mi angoscia il pensiero di smettere di giocare perché ho pensato a cose peggiori.... È brutto non poter portare i miei figli a scuola perché non posso guidare. È brutto andare al computer e non riuscire a scrivere la lettera che hai in mente perché sbagli a toccare tasto. Oppure provi a guardare la televisione, e la vedi in un posto diverso da dove sta. Quando mi fanno la Tac il mio pensiero è per la famiglia, all'inizio si era parlato anche di tumore al cervello. Escluse le ipotesi peggiori, ho tirato un sospiro di sollievo». Il medico sociale rossonero Rodolfo Tavana, che siede al suo fianco, annuisce. Qualche istante prima aveva spiegato: «Siamo partiti escludendo le ipotesi peggiori come un tumore al cervello, un ictus, una malattia degenerativa o una paralisi dovuta ad un evento traumatico. Rino è stato visitato da vari specialisti e ci siamo messi in contatto anche con un luminare negli Stati Uniti. Purtroppo per questo tipo di patologia il decorso varia dai due ai sei mesi». L'odissea di Gattuso è cominciata quattro giorni prima di Milan-Lazio giocata il 9 settembre: «In allenamento mi sono fermato perché vedevo delle macchie. Il medico mi ha subito fissato un appuntamento, doveva essere di lunedì, ma io ho voluto giocare a tutti costi contro la Lazio. Lui non voleva e io l'ho quasi appeso al muro perché non ero d'accordo. Ho seguito il diavolo cattivo che c'è in me e sono sceso in campo. Sono stato costretto a uscire dopo uno scontro con Nesta, ma non è questa la causa della mia paralisi. In quella partita ho passato i 20 minuti più brutti della mia vita. Sembravo ubriaco, vedevo Ibra in quattro posizioni diverse». Soltanto a quel punto, Gattuso ha alzato bandiera bianca ma non in maniera definitiva: «Ne ho sentite di tutti i colori sul mio conto e si è ipotizzato anche un mio ritiro, ma ci vuole ben altro per abbattermi. Nella vita c'è di peggio, basta pensare a Simoncelli o a chi si trova in ospedale». Nessun medico gli ha dato certezze sulla guarigione e non è neppure chiara la causa della paralisi. Esistono soltanto delle tappe da oltrepassare: «Tra quattro mesi dovrò fare un'operazione per mettere a posto i gradi dell'occhio, mercoledì invece, farò un'altra puntura di botulino. La prima ha avuto effetto: prima vedevo triplo. Andiamo avanti così, nella speranza che ci siano altri miglioramenti». Adriano Galliani gli ha fatto sapere che il Milan non lo abbandonerà: «Adesso va meglio, ma 25 giorni fa un dottore mi ha detto che c'era il rischio che non potessi più giocare. Galliani anche in quell'occasione non ha perso tempo: Rino c'è bisogno di te in altri settori». I compagni di squadra, invece, hanno deciso di aiutarlo sdrammatizzando il problema: «Cassano con il mio occhio ha trovato il suo gioco e si diverte. Mi vede strabico e mi fa i versi». E ieri gli sono arrivati anche gli auguri di pronta guarigione da parte di Joe Jordan, vice allenatore del Tottenham, che con Rino diede vita a una mega rissa durante la scorsa Champions.
martedì 25 ottobre 2011
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