Quickribbon La Roma si batte da sola

giovedì 27 ottobre 2011

La Roma si batte da sola

Non è bastato il cuore, non è bastata la generosità, non sono bastati neppure quattro attaccanti: come 8 mesi fa la Roma esce sconfitta dal Genoa a Marassi. Ma stavolta, che finisce 2-1, rispetto a quando il 4-3 in rimonta sancì l’addio di Ranieri, c’è tanto (tutto) di diverso: c’è una società – presente in tribuna al gran completo – da cui ripartire, c’è un allenatore che sembra un leone in gabbia e che, quando i giocatori del Genoa esultano sotto le gradinate, va prima a dividere Burdisso dall’arbitro e poi, insieme a Llorente, va a ringraziare i pochi tifosi arrivati a Marassi. Quando lascia il campo il suo volto è una maschera: guarda per terra, dove c’è una zolla presa a calci appena un minuto prima proprio da Burdisso, nervosissimo, che rifiuta anche l’abbraccio del connazionale Palacio. La sua rabbia è quella di qualsiasi romanista per una vittoria sfumata al minuto 44 del secondo tempo su una ribattuta. La sua rabbia dovrà essere quella che qualsiasi romanista dovrà trasformare in energia sabato, quando all’Olimpico arriverà il Milan campione d’Italia. La Roma vista al Ferraris – sfortuna a parte – se la può giocare. Se la deve giocare. Perché se c’è una cosa che la rabbia di Burdisso insegna è che questa Roma, rispetto a 8 mesi fa, c’è. E c’è anche tanto. A patto però di non commettere più i tanti, tantissimi errori messi in mostra ieri quando, soprattutto nel primo tempo, la Roma sbaglia l’impossibile. Le due squadre si affrontano a viso aperto, tanti duelli a centrocampo, i giallorossi fanno la partita: davanti a José Angel e Perrotta si aprono praterie ma raramente i giallorossi si fanni pericolosi. E Luis Enrique, in panchina, si imbestialisce. Quando Perrotta, invece che verticalizzare, appoggia il pallone per Pizarro lo spagnolo diventa una furia: salta, impreca, si mette le mani in testa e parla ininterrottamente con la panchina. Poi chiama a sé Lamela e gli dà indicazioni, qualche secondo dopo l’argentino batte una punizione sulla trequarti ma il pallone attraversa tutta l’area e si perde sul fondo. Ancora dai piedi del numero 8 parte, al minuto 22, l’azione più pericolosa: conquista una palla a centrocampo, apre per Bojan che a sua volta apre per Borini. L’ex Chelsea tira da posizione defilata ma il pallone esce alla destra di Frey. La Roma spinge senza sosta: Pizarro passa a Perrotta, cross per Gago che da posizione ravvicinata vede il suo colpo di testa respinto dal portiere del Genoa. La squadra di Malesani si affida al contropiede, ma Heinze e Burdisso fanno buona guardia lasciando solo una volta a Merkel la possibilità di tirare dal limite dell’area. Al minuto 38’ primo – e decisivo – errore dell’ex centrale del Marsiglia che prima si avventura in un dribbling su Palacio poi, con l’attaccante del Genoa ancora nei paraggi, perde palla sulla sinistra. Il numero 8 del Genoa è un fulmine, va sul fondo e mette passa indietro a Jankovic che dal limite dell’area batte Stekelenburg.

0 commenti:


Digg Technorati del.icio.us Stumbleupon Reddit Blinklist Furl Spurl Yahoo Simpy