Quickribbon Totti e "quegli altri", storie di ordinari sfottò e polemiche

sabato 15 ottobre 2011

Totti e "quegli altri", storie di ordinari sfottò e polemiche

Francesco Totti ne ha giocati tanti di derby. Dentro e fuori dal campo. Quanto fatto sul terreno verde è agli atti: 8 gol, ad una lunghezza dal record di segnature nella stracittadina detenuto da Dino Da Costa e Marco Delvecchio. Ma vale la pena raccontare anche le schermaglie dialettiche a distanza: i “colpi” che gli sono partiti davanti a taccuini e microfoni rendono l'idea tanto quanto il famoso cucchiaio a Peruzzi. In principio fu un messaggio su una maglietta per celebrare il 3-1 del '99, che di fatto tolse lo scudetto ai rivali (altro che gol di Castroman...): “Vi ho purgato ancora”, quattro parole che scatenarono le ire dei laziali. Uno su tutti, Stefano Pantano che, a “Goal di notte”, quello stesso giorno dichiarò: “Oggi più che mai sono fiero di essere tifoso della Lazio dopo aver letto lo slogan di Totti”. Come il film di Elio Petri, “A ciascuno il suo”. Dell'autogol di Negro ne sono state dette tante. Una di queste, appartiene al capitano della Roma qualche giorno prima della goleada del 2002: “Spero in un altro autogol di Negro, ma se non dovesse accadere, vorrà dire che ci penseremo noi”. Alla fine di reti la Roma ne segnò cinque, con la ciliegina del cucchiaio a Peruzzi, ma senza il “sigillo” del difensore biancoceleste. Non solo vittorie, ma anche qualche sconfitta. Così Totti dopo il passo falso del 2006: “Guarda co' chi avemo perso”, l'amaro commento del numero dieci che, quel giorno, non prese parte alla gara. Si tornò a prendere una soddisfazione quando, dopo l'ennesimo successo, dichiarò: “I campionati si vincono con le piccole”. Il derby del 2010, quello dei due gol di Vucinic e del rigore sbagliato da Floccari significò molto: primo posto per la Roma, qualche guaio per la Lazio in zona retrocessione. Una vittoria che fu festeggiata con il pollice verso. Un gesto che fece infuriare i più, ma che Francesco giustificò così: “Non volevo offendere nessuno, semplicemente intendevo indicare la marca dei miei scarpini...”. Quello scudetto, poi, non arrivò a Trigoria. Qualche buontempone, nell'estate successiva, ebbe la brillante idea di ricordarlo ai romanisti sulle rive del lido laziale, con uno striscione trascinato da un aereo. Pronta la replica di Totti: “Invece che affitta' 'n aereo potevamo compra' un giocatore”. Spazio ad una previsione prima del derby d'andata dello scorso campionato: “Segna Floccari su rigore”, provò ad immaginare il capitano, andando ad urtare la sensibilità dell'attaccante ex Avezzano e Montebelluna. Non andò così, finì 2-0 per la Roma e i gol portarono la firma di Borriello e Vucinic, entrambi dagli undici metri. Si ricordano anche un paio di “zuffe” mediatiche: con Di Canio e Zarate. Il talento del Quarticciolo (esordio nel calcio professionistico con la Ternana, addio al calcio professionistico con la Cisco Roma) esagerò: “Il loro mito (Totti, riferito ai romanisti, ndr) è vecchio. E poi, sputa in faccia agli avversari e “trancia” le gambe a un ragazzo di 20 anni (Balotelli, ndr)”, le parole di Di Canio. Inevitabile la risposta: “Parla sempre di me, così giustifica il suo cachet. Lui d'altra parte è esperto di bandiere, ne ha sventolate tante nella sua breve carriera... e soprattutto che bandiere”. Zarate, invece, sentenziò: “Totti è finito. Non è un vero campione perché i veri campioni vincono il pallone d'oro”. Facile facile replicare al fantasista proveniente dall'Al Sadd: “Dice che sono finito? Spero di fare altri gol per raggiungere i suoi record, intanto gli faccio 240 volte tanti auguri (come i gol che allora aveva segnato con la Roma, ndr)”. Il resto è storia recente: lo show andato in scena giovedì 13 ottobre 2011 nella sala Champions del Fulvio Bernardini. Una serie di perle senza soluzione di continuità: “L'uomo derby? Reja”, la battuta che probabilmente passerà alla storia della sfida cittadina. “Sono sempre loro i favoriti”, ci ha tenuto a precisare poi per non sfidare la scaramanzia. Ha regolato Olympia, l'aquila biancoceleste: “Non volerà? Non posso rispondere, sennò mi arrestano. È una coreografia bella, se dovesse volare. Ma non lo farà. Andasse al mare a farsi un giro, tanto con i gabbiani sono tutti uguali”. Infine, una chicca passata quasi inosservata: “Per noi vincere la quinta, sesta volta non ci cambierebbe nulla”. L'unica soddisfazione sarebbe quella di ricorrere ad entrambe le mani per ricordare il record.

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