Quickribbon L’urlo della Sud ha vinto ancora

martedì 13 dicembre 2011

L’urlo della Sud ha vinto ancora

In campo 11 De Rossi” c’è scritto su un piccolo striscione in curva Sud. E’ uno dei primi a fare la propria comparsa quando manca ancora tanto all’inizio della partita. E’ sorretto a due mani ma a dargli voce è uno stadio intero. Perché sia chiaro cosa i tifosi si aspettano dalla squadra questa sera. Undici Daniele, in tutti i ruoli, anche se proprio lui questa partita la giocherà in una posizione diversa dalla sua. Ma i grandi campioni, si sa, possono giocare ovunque. Con la stessa grinta di sempre. Quella stessa che dopo cinque minuti, su quel calcio d’angolo, lo fa venire avanti. Lasciando il solo Taddei a difesa della metà campo giallorossa. E’ l’intuizione del campione, che su quell’arco dipinto da Francesco lo fa colpire come sa. Mandando in confusione mezza difesa, con Vidal che si scioglie come il bagnoschiuma al passaggio della palla. Parte bene la Roma, perché un gol in apertura è proprio quello che ci voleva. E che volevano i tifosi. Applaude, infatti, la curva, e intona i cori di sempre. Ma capisce anche che non sarà comunque facile. La reazione della Juve è rabbiosa. Ma quella di Daniele, e dei dieci che dallo stadio sono chiamati ad emularlo, lo è altrettanto. Ribatte colpo su colpo, la squadra di Lucho. E a una folata risponde con un’altra folata. E anche quando sembrano aprirsi, paurosamente, gli spazi ai contrattacchi bianconeri, c’è sempre lui, Daniele, a fare da ultimo baluardo. E, se serve, dietro di lui, quell’altro Daniele che di cognome fa Stekelenburg. Con la curva che non smette un minuto di incitare, e sommerge di fischi gli avversari: quelli in campo, ogni volta che entrano in possesso del pallone, e quelli laggiù, nel settore ospiti in curva Nord, gremito come non si vedeva da tempo. Sono quasi cinquantamila gli spettatori, stasera. Restano spazi vuoti solo tra i Distinti Nord, quelli riservati alle famiglie, accanto alla Tevere. I primi quarantacinque minuti corrono via così, con lo stadio che trattiene il fiato solo in occasione della punizione di Pirlo dal limite, giusto sul finire del primo tempo. Comincia la ripresa e il copione non cambia. Sia in campo che sugli spalti. La Juve continua ad attaccare: non ci sta a perdere, non solo la gara ma anche l’imbattibilità. Esce dal terreno di gioco Viviani e l’applauso dell’Olimpico è lì a testimoniargli il proprio affetto. Entra Simplicio, ma le cose si complicano. Esplode due volte di seguito quello spicchio della Nord senza colori, perché tutto bianco e nero. Quando Chiellini ci mette la testa e la palla scavalca il portierone olandese, e quando poco dopo Buffon respinge da par suo, e conoscendolo bene, il tiro del Capitano. E’ allora che la Sud riprende a far sentire la sua voce. Più alta e forte di prima. Undici De Rossi, s’era detto. E infatti, la squadra non si arrende. Riparte alla carica, rischiando sempre un po’, è vero, ma la voglia è quella giusta. Ed è questo che conta. Esce Pjanic, stremato, ed entra Perrotta. Daniele, intanto, si esibisce in un recupero che manco fossimo ad inizio partita per le energie che ancora ha in corpo. Continua a non sbagliare un intervento, stasera che, anziché giocare davanti alla difesa, è lui stesso, da solo, quell’intero reparto. Sono di nuovo applausi scroscianti quando esce Osvaldo, ma l’ovazione per Borriello che entra al suo posto la dice lunga sul valore che i tifosi gli attribuiscono. Si continua a giocare senza sosta sui due fronti. Sei minuti di recupero sembrano volare e nello stesso tempo non passare mai, a seconda che la palla stia da una parte o l’altra del campo. Minuti vissuti da tutto uno stadio con il groppo in gola. Che alla fine, ci vuole solo il fischio di Orsato a scioglierlo.

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