A Madrid sono tempi duri per i portoghesi. Il gesto da bulletto isterico di Pepe, il difensore del Real, che ha calpestato volontariamente la mano di un avversario ha riscosso un giudizio unanime, «vergognoso», anche perché la mano è di Lionel Messi, la classe pura che non dovrebbe essere toccata neppure con un piumino. Nè se la passa meglio Mourinho, battuto ancora dal Barcellona in Coppa del Re con l’atteggiamento più infamante che un tifoso madridista immagini: «Ha regalato il pallone e il campo agli avversari», ha scritto As, giornale intriso della tradizione «merengue». Mou ha perso da catenacciaro. Per molto meno il pubblico del Bernabeu dedicò a Capello una «pañolada», lo sventolio dei fazzoletti in segno di riprovazione. Le critiche si intrecciano. Pepe è stato bollato come un «vero idiota» da Rooney e in Spagna chiedono una lunga squalifica, sul tipo delle 10 giornate che rimediò l’anno scorso per un fallaccio ignobile su Casquero del Getafe, scalciato mentre era a terra. Di lui dicono che è scorretto e sleale, picchia davvero e simula per finta. Una fama che il brasiliano naturalizzato portoghese si è costruito da quando è arrivato Mourinho. Al Porto, dove emerse, e in Nazionale la media di espulsioni era in linea con le sue caratteristiche di difensore duro e sopravvalutato. Nel Real invece Pepe si trasforma in «Animale», un Pasquale Bruno più vigliacchetto. Il dubbio è che sia Mou a caricarlo a pallettoni quando deve affrontare il Barcellona, contro il quale è già stato espulso 2 volte. Lo Special One lo trasforma in Highlander, con un malinteso spirito guerriero. Mercoledì lo ha piazzato davanti alla difesa per spezzare il palleggio ricamato dei catalani con le buone e soprattutto con le cattive: il giochino aveva funzionato nell’unica occasione (su 9) in cui Mourinho ha battuto il Barcellona e ci ha riprovato. Pepe, che non deve essere un genio dai nervi saldi, è andato oltre le consegne ma le consegne c’erano. La Spagna, e forse il mondo, comincia a chiedersi se sia davvero un fenomeno l’allenatore cui la frustrazione di non saper battere il Barcellona suggerisce di ridurre ogni «Clasico» in una caccia all’uomo.
venerdì 20 gennaio 2012
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