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lunedì 9 gennaio 2012

Si circola con targa straniera

La Roma c'è. Nonostante la sosta. Nonostante l'infortunio del suo attaccante dal rendimento migliore. Nonostante le tante voci 'di fuori' che tentano di destabilizzare un ambiente che si è definitivamente compattato attorno al suo allenatore. Consapevole di ciò. Sereno in conferenza stampa pre match. Nonostante avesse qualche motivo per accusare quantomeno un pizzico di fastidio. Ma Luis Enrique non ha maschere. Schietto e diretto, anche nella comunicazione dei propri stati d'animo. Gli chiedono di De Rossi e lui risponde che De Rossi rimarrà. Gli chiedono se è amareggiato per la perdita di Osvaldo e lui si dice triste per il ragazzo ma non perché ha bisogno di nuovi innesti. Luis Enrique non vuole alibi. Conscio che la coscienza gli permette di girare a testa alta. Era così dopo pesanti rovesci in campionato. Figuriamoci ora che la Roma ha messo insieme dieci punti sugli ultimi dodici disponibili. Senza mai cambiare. È bene ricordarlo. Non lo si fa mai vanamente. Non c'è niente di italiano (non che esserlo sia un'onta, sia chiaro) in una squadra che a un quarto d'ora dalla fine, in debito di ossigeno, sopra di appena un gol, attacca contemporaneamente con due esterni di difesa e pressa nella metà campo avversaria, tra l'altro non togliendo mai una delle tre punte. Questo è Luis Enrique. Questa è la Roma di Luis Enrique. C'è chi non chi non se ne farà una ragione. Ma si vivrà bene lo stesso.


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