Quickribbon Egitto, 74 morti negli scontri allo stadio. Lutto nazionale, tifosi minacciano vendetta

venerdì 3 febbraio 2012

Egitto, 74 morti negli scontri allo stadio. Lutto nazionale, tifosi minacciano vendetta

Tre giorni di lutto in Egitto dopo gli scontri che ieri nello stadio di Port Said sono costati la vita ad almeno 74 persone. A proclamare il lutto nazionale, riferisce la tv di Stato, è stato il capo del Consiglio supremo delle Forze armate, Hussein Tantawi. Aerei militari hanno trasportato da Port Said al Cairo 25 di coloro che sono rimasti feriti durante gli scontri tra le due tifoserie di calcio contrapposte. Stando al canale satellitare ONTV, Tantawi ha ricevuto i feriti all'aeroporto militare del Cairo. Gli aerei militari trasportavano anche i giocatori dell'Ahly e i tecnici dello staff. Decine di supporter dell'Ahly hanno manifestato nella capitale egiziana promettendo vendetta per i loro compagni morti. Secondo quanto ha riferito la tv araba 'al-Jazeera', i manifestanti hanno minacciato di "attendere l'arrivo in città di qualsiasi abitante di Port Said per attuare la vendetta". Questa posizione è stata però contestata da altri giovani, che partecipavano alla manifestazione, che hanno accusato le forze di polizia di "non aver fatto il loro dovere per impedire l'aggressione dei supporter della squadra di casa contro i tifosi ospiti a Port Said". Dopo gli scontri il capo della sicurezza di Port Said è stato rimosso dall'incarico. Lo riferiscono i media locali, precisando che per Essam Samak il ministero dell'Interno ha deciso il rientro al Cairo. La notizia arriva dopo che la commissione Difesa e Sicurezza e la commissione Sport e Giovani del Parlamento egiziano hanno chiesto le dimissioni del premier, del ministro dell'Interno e dello stesso Samak. Il procuratore generale egiziano Abdel Meguid Mahmoud ha ordinato l'interrogatorio per 51 sospetti arrestati durante gli scontri. Durante un'ispezione allo stadio di Port Said, Mahmoud ha chiesto a chiunque abbia girato video di inviarli al procuratore generale. La procura di Port Said ha ordinato l'arresto per il governatore locale, Ahmad Abdallah, e per il capo della sicurezza della provincia, Essam Samak. I due sarebbero accusati di negligenze. Mentre il primo ministro egiziano Kamal al Ganzuri oggi ha sciolto la Federcalcio egiziana. Il presidente della Federazione Africana di Calcio (CAF), Issa Hayatou, si è detto "scioccato" per quanto avvenuto allo stadio e la Fifa ha chiesto alle autorità egiziane una "relazione completa sugli incidenti per valutare che cosa è successo". ''Oggi è un giorno nero per il calcio e dobbiamo assicurarci che non accada mai più una cosa del genere", ha scritto il presidente della Fifa, Joseph Blatter, in una lettera alla Federazione Egiziana di calcio. Gli scontri allo stadio di Port Said sono "inaccettabili" ha commentato la commissaria europea responsabile per lo Sport, Androulla Vassiliou, che si è detta "profondamente rattristata e sconvolta per le terribili scene e la perdita di vite umane" cui si è assistito ieri. Dal canto suo, l'Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza comune europea, Catherine Ashton, ha detto di sperare "in un'indagine immediata ed indipendente che faccia luce sulle cause di questo tragico evento". Per l'ex generale egiziano Fuad Allam, ex capo della sezione anti-terrorismo della polizia del Cairo, responsabile degli scontri tra le due tifoserie di calcio contrapposte sarebbe il clima di scontro politico che si registra in Egitto. L'ex generale egiziano spiega ad Aki-Adnkronos International in quale quadro si inseriscono le violenze di ieri. "Le ragioni vanno ricercate nel clima di scontro politico, economico e di mancanza di sicurezza che si registra nel paese - afferma - uno stato di frustrazione e di rabbia ormai diffuso in tutti cittadini in conseguenza del quale qualsiasi scusa è buona per far scattare la violenza". Esclude che dietro gli incidenti di ieri ci sia un ispiratore occulto. "Tutti i cittadini hanno i nervi a fior di pelle - aggiunge - è necessario che ci sia invece la collaborazione di tutti per combattere i fuorilegge. Nel momento in cui i cittadini fanno un blocco stradale e non lasciano passare nessuno è lo stato che perde". Si dice infine contrario alla reintroduzione dello stato d'emergenza, abolito proprio di recente da Tantawi, perché "le leggi che ci sono bastano se hanno il giusto sostegno dei cittadini".

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