Quello che non ti aspetti in un paese che sembrava aver esaurito la coscienza civile come il nostro. Un'ondata di solidarietà immensamente più potente di quella di piena del rio Fereggiano che s'è portata via sei vite e ha devastato gran parte delle strade dei quartieri Marassi e Foce di Genova. A spalare via il fango e i detriti di ogni genere, residuo della devastante alluvione, ci sono anche loro. I "famigerati" e "pericolosi" ultras. Sciarpa al collo con i colori del Genoa (soprattutto) o della Sampdoria sono li, in gran numero (si dice siano circa trecento) a dare il loro contributo di sudore e fatica per riportare Genova alla normalità. C'è chi ha perso davvero tutto, chi ha la casa devastata o il negozio sotto un metro di fango. Arrivano con le loro pale, i secchi, anche se più facilmente si vedono recipienti di fortuna come i cassonetti o i bidoni della spazzatura, ed ordinatamente e con allegria e passione spalano. L'idea di una nuova "edizione" degli "Angeli del Fango", andata in scena per la prima volta nell'alluvione di Firenze del 1966 e replicata con successo nel 1970 proprio a Genova (quella volta il tratto distintivo dei volontari fu una maglia bianca con impressa una manata di fango), stavolta viaggia su Facebook, il social forum per antonomasia. Venerdì scorso Emanuela Risso, giovane laureata in lingue di Genova, apre la pagina facebook "Gli angeli col fango sulle magliette" con l'intento di organizzare per quanto possibile ed in collaborazione con la Protezione Civile, i volontari. In due giorni i contatti sono arrivati quasi a 15000, e si dicono pronti in massa a partecipare, dando la disponibilità almeno in 10000. Tanti, soprattutto genovesi, ma in molti giungono da altre regioni, i volontari già in strada a spalare e ripulire case e negozi da due giorni. Tra loro c'è di tutto; i "mitici" camalli del porto, gente che la fatica sa bene cos'è, gli scout, liberi professionisti, tanti studenti, disoccupati, cassintegrati della Fincantieri e appunto gli Ultras. Troppo spesso dipinti in maniera errata e criminalizzati con molta facilità, la riscossa civile di questi ragazzi zittisce molta opinione pubblica. E stavolta non c'è tessera del tifoso che impedisca loro di esser quel che sono. Giovani e vogliosi di essere e fare, in mezzo alla gente.
martedì 8 novembre 2011
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