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sabato 5 maggio 2012

Giorgio Rossi: «Il mio ultimo giro di campo»

Salutiamo Giorgio a nostra volta convinti che non ci sia nessun addio da esorcizzare visto che il “primo della fila” rimarrà sempre nella grande famiglia giallorossa, ma certamente è doveroso gettare uno sguardo ad una storia che salvo miracoli rimarrà un caso unico non solo nella vicenda giallorossa ma in quella del calcio professionistico italiano. Il viaggio di Giorgio Rossi nella Roma è iniziato, guarda caso, alla stazione Termini, alle ore 7.35 del 16 agosto 1957. Come da programma, era esattamente a quell’ora che il giovane massaggiatore sarebbe stato a disposizione della rappresentativa giallorossa in partenza per il torneo di Sanremo. Avrebbe dovuto trattarsi di una collaborazione di pochi giorni, giusto il tempo di permettere a Roberto Minaccioni di fare una decina di giorni di ferie e poi “Arrivederci e grazie”. Il “viaggio” di Giorgio, invece è durato un pochino di più, 55 anni, un’eternità. Anche se oggi, per lo spessore del personaggio, siamo qui addirittura a rammaricarci che non abbia deciso di andare avanti ancora un po’. D’altra parte era almeno da 25 anni che, di tanto in tanto, Giorgio bisbigliava: “Ancora un anno poi vado in pensione”, un quarto di secolo in cui l’affetto che lo circondava, la passione per il lavoro, il carisma esercitato dal suo stesso ruolo, gli hanno continuamente imposto di rinviare la sua decisione. Per capirne l’incredibile longevità basta tornare per un secondo ai giorni del suo esordio. Allenatore della Roma nel torneo di Sanremo dell’agosto del 1957 era Guido Masetti, l’Inter che i giallorossi si trovarono in finale vedeva invece in panchina un certo Peppino Meazza. Quello che per la quasi totalità degli sportivi è solamente un totem della storia del calcio italiano, per Giorgio è stato un avversario in carne e ossa. Della sua “eterna” galoppata, rimangono scolpiti in un basamento d’oro gli anni del ciclo di Liedholm e Viola. Nella foto ufficiale dei campioni d’Italia 1983 è seduto accanto a Vierchowod, “mito” tra “miti”. Si racconta che ad Udine l’armadietto utilizzato da Zico per anni sia stato guardato dai nuovi bianconeri con reverenza, quasi soggezione. Beh, anche svuotare l’armadietto di Giorgio Rossi sarà impossibile, c’è dentro troppa storia, troppo amore, troppa passione. La Roma e i suoi tifosi (che tra gli altri vedono Enzo Del Poggetto e il suo Roma Club Eur Torrino in prima fila per orchestrare il saluto dagli spalti dell’Olimpico) non possono che accettare la scelta di Giorgio. Oggi però, se potete, fate un salto allo stadio, non perdete l’occasione di ringraziare questo straordinario personaggio.
Giorgio Rossi, 81 anni, 55 di Roma e 2 scudetti, è vero che stai per andare in pensione?
E’ vero … questa volta ci siamo.
Stato d’animo?
Sono sereno, è chiaro che un po’ di tristezza c’è, ma è una mia scelta. La Società con me è stata molto comprensiva, hanno capito che in questo momento avevo bisogno di essere più presente in famiglia, di dedicarmi ad altre cose… e poi, stavo rimpolpando le finanze dello stato a forza di lavorare.
Sembra che per domenica si stia allestendo una grande festa con tanto di giro di campo e premiazione da parte di Totti, De Rossi e Perrotta.
Beh, il giro di campo sarebbe una bellissima cosa… Oh, però mi devono dare la macchinetta perché a piedi non ce la faccio (sorride, ndr). Scherzi a parte, me lo ha comunicato Tonino Tempestilli proprio stamattina, la Società ci tiene e figurati quanto ci tengo io, è un riconoscimento bellissimo, un grande onore. Poi sarà una bella occasione per salutare i tifosi. A Trigoria invece organizzerò un piccolo rinfresco per dare non l’addio, ma l’arrivederci a tutti i giocatori e allo staff al completo.
Domenica a salutarti ci sarà anche Vincenzo Montella, un segno del destino.
Sì, con Vincenzo c’è sempre stato un bellissimo rapporto, quando lo vedrò glielo dirò: “A Vincé, abbiamo fatto tante partite insieme, mancava questa”.
La prima cosa che ti viene in mente ripensando alla tua storia nella Roma?
Non è facile dirlo, ci sono tante cose belle, ma anche quelle che mi sono rimaste sul gozzo… Il Liverpool, Roma–Lecce. E’ normale che uno vuole sempre di più e mi piacerebbe levarmi da tifoso tutte quelle soddisfazioni che ancora mi mancano.

mercoledì 14 marzo 2012

«No tessera, ora stadi»

La tessera del tifoso continua a far discutere. Dopo i piccoli cambiamenti annunciati ieri e la polemica lanciata dall’ex ministro Maroni, ieri si è espresso in maniera critica Edoardo Garrone, vicepresidente della Sampdoria: «L’impressione è che si sia cambiato solo il nome. Bisogna fare molto di più, perché non può prevalere solo una visione basata esclusivamente sulla gestione dell’ordine pubblico. La soluzione non è certo quella di svuotare gli stadi». Sulla questione si è esposto anche Pippo Marra, presidente di AdnKronos e consigliere della Roma: «Come consigliere dell’AS Roma, come tifoso giallorosso e soprattutto come semplice cittadino che non ama la cultura orwelliana delle schedature, da quelle delle banche e carte di credito a quelle delle spese amiche dei supermercati, attraverso le quali si fruga persino nei nostri frigo e si catalogano i nostri gusti e le nostre scelte alimentari, non posso non condividere l’iniziativa del ministro dell’Interno Annamaria Cancellieri di sostituire la ’tessera del tifoso’ con la ’fidelity card’, che ogni club potrà personalizzare. Naturalmente non basta il cambio del nome da tessera del tifoso a fidelity card per ritenere risolti i problemi della sicurezza e della agibilità degli stadi e, a volte, dell’occupazione delle curve come luogo di reclutamento e di raduno di branchi violenti. Tuttavia dare fiducia agli individui, agli appassionati di calcio, sottrarli a schedature pregiudiziali e nominalmente quasi denigratorie ci sembra un primo passo almeno sotto l’aspetto psicologico. Certo, dopo questo primo passo sovrastrutturale, come direbbero psicologi o sociologi dei giochi, si dovrebbe passare a iniziative strutturali, che riguardano gli stadi come costruzioni che possano garantire e coniugare insieme sicurezza e godimento dello spettacolo calcistico. Come cittadino che ama lo sport ancora prima che come Consigliere dell’AS Roma e tifoso giallorosso sento di dover sollecitare le autorità istituzionali a convocare una Conferenza, una sorta di Stati generali del Calcio, per affrontare e risolvere questo problema non più rinviabile e che fra l’altro darebbe un forte impulso, anche più della mitica TAV, ai problemi della ripresa dell’occupazione e della crescita economica. Mi dispiace che l’ex ministro Maroni, persona che stimo e di cui mi onoro di essere amico e che tanti successi ha riscosso come responsabile del Viminale contro la criminalità organizzata e i violenti, abbia bollato la fidelity card come una vittoria degli ultrà e non come un’iniziativa a favore degli stadiaperti e contro gli stadi-ghetti, vale a dire a favore dei tifosi come uomini consapevoli e non come pre-giudicati». D’accordo con la proposta di Marra il leader dell’Idv Antonio Di Pietro, che commenta: «L’Idv è della partita. Convocare una sorta di Stati generali del Calcio, per sottrarre ai violenti il gioco più bello del mondo, oltre a essere una buona proposta costituisce anche un atto di prevenzione della violenza negli stadi. Bisogna individuare tutti insieme le soluzioni migliori attraverso una Conferenza nazionale che veda in campo tutte le autorità istituzionali e i rappresentanti del mondo dello sport». Si unisce il coordinatore nazionale del Pdl Ignazio La Russa: «Sono d’accordo con la proposta di Marra, come sempre ricca di buon senso». Infine, il ministro del Turismo e dello Sport Pietro Gnudi: «Non voglio entrare nel merito della proposta, certamente il problema della violenza negli stadi c’è ed è quello che, purtroppo, ha fatto svuotare i nostri stadi. In questi anni il pubblico che va alle partite di calcio è calato e questo è un problema per le società e per coloro che amano questo sport».

lunedì 12 marzo 2012

Scommettiamo sulla primavera

Il calcioscommesse 2012 si sta alzando di livello, come le frasi allusive del capo della Polizia Manganelli e le richieste preventive di amnistia sportiva hanno anticipato. La procura federale sta cominciando a indagare apertamente sulle società, dopo che per mesi abbiamo discusso di zingari e giocatori di LegaPro taroccatori per pagare la rata della Mercedes. Inutile trarre conclusioni sul Novara-Siena del maggio 2011 solo sulla base delle dichiarazioni di Carobbio, mentre invece è interessante la posizione del responsabile dell’area tecnica del Siena, il moggiano Giorgio Perinetti, che nega ovviamente ogni responsabilità della sua società e punta invece il dito sia sui calciatori che scommettono che soprattutto su quelli che scommettono sulle sconfitte dei propri club. Difficile e rischioso assicurare una vittoria, più semplice farlo con una sconfitta e a maggior ragione quando la sconfitta è probabile. La magistratura ordinaria si occupa di reati penali, nel nostro caso la frode sportiva, non è interessata alla semplice scommessa e a maggior ragione se è avvenuta attraverso circuiti legali. Diversa la posizione della Figc, che si è data un regolamento che potrebbe portare l’anno prossimo a vedere in serie A partite fra squadre Primavera. Citiamo dal regolamento stesso: ”Ai soggetti dell’ordinamento federale, ai dirigenti, ai soci e ai tesserati delle società appartenenti al settore professionistico è fatto divieto di effettuare o accettare scommesse, direttamente o per interposta persona, anche presso i soggetti autorizzati a riceverle, o di agevolare scommesse di altri con atti univocamente funzionali alla effettuazione delle stesse, che abbiano ad oggetto i risultati relativi ad incontri ufficiali organizzati nell’ambito della FIFA, della UEFA e della FIGC”. Chiarissimo, no? Ecco invece cosa è previsto per le sanzioni: ”La violazione del divieto di cui ai commi 1 e 2 comporta per i soggetti dell’ordinamento federale, per i dirigenti, per i soci e per i tesserati delle società la sanzione della inibizione o della squalifica non inferiore a diciotto mesi”. Non c’è bisogno di traduzione: se il vostro portiere e il vostro attaccante preferito hanno scommesso anche solo su Tottenham-Stoke City, non diciamo sulla sconfitta della loro squadra, è automatico che debbano stare fermi un anno e mezzo. Per questo le dichiarazioni di Santoni, che tiravano in ballo non taroccatori ma calciatori con la ‘scimmia’ della scommessa, sono state silenziate dai media e ridimensionate dallo stesso Santoni. Ripetiamo: la parte più devastante del calcioscommesse non sarà quella delle partite truccate, ma quella dei calciatori che puntano. Il primo scenario porta a penalizzazioni e retrocessioni, il secondo a carriere stroncate e rose da rifare. Quando il pm di Cremona Roberto Di Martino parlava di necessità di un’amnistia sportiva per ripartire da zero, pur non toccando le conseguenze penali dei vari comportamenti, non parlava a caso. Inutile aggiungere che la famosa opinione pubblica diventerà favorevole o contraria all’amnistia a seconda del club di appartenenza dei giocatori delle squadre coinvolte.

mercoledì 29 febbraio 2012

«Giallorosso ebreo». Ci risiamo

«Giallorosso ebreo». Di nuovo. Il male non è stato estirpato. Sopravvive alle cure, i moniti, le campagne, le battaglie, l’indignazione. Alla vigilia del derby, una minoranza del tifo laziale ha ricominciato con i cori antisemiti in chiave romanista. È accaduto domenica con la Fiorentina. Per due volte. Al 29’ del primo tempo, quando è entrato in campo il romanista Candreva. E poi dopo il gol di Klose. Un sfottò? «Assolutamente no», taglia corto l’Assessore alle comunicazioni esterne della Comunità Ebraica, Ruben Della Rocca. «Io - commenta a Il Romanista - non stavo vedendo la partita, mi sono arrivati dei messaggi dai tifosi ebrei della Lazio. Non vorrei che ora mi telefonasse di nuovo la Figc per chiederci le prove. Chi è allo stadio ha occhi per vedere e orecchie per ascoltare. C’è l’audio della partita, il coro è stato cantato. Ci auguriamo che non sia propedeutico al derby», spiega Della Rocca, che già a ottobre aveva denunciato l’esistenza di una fetta malata del tifo biancoceleste. Una protesta finita nel dimenticatoio. «Vede, non è uno sfottò dare dell’ebreo al romanista. Ci spiace che sia considerato un’offesa. Roma e Lazio sono consapevoli del problema e sono sicuro che si attiveranno al meglio delle loro possibilità per prevenire qualsiasi episodio spiacevole che possa verificarsi al derby. È un problema che dobbiamo risolvere tutti insieme. La stessa cosa vale per i bu ai giocatori di colore. Prenda il gesto di Suarez con Evra. Ecco, mi ha profondamente ferito. Trovo che ci sia un cortocircuito della giustizia sportiva, che consente a Suarez di continuare a giocare». Il presidente dell’Assemblea Capitolina, Marco Pomarici, lancia oggi sul nostro giornale la proposta di un tavolo congiunto con Roma e Lazio. «La faccio mia. Come Comunità Ebraica siamo pronti a dare il nostro contributo. Speriamo che domenica non succeda nulla di strano. Ma se dovesse capitare, nessuno potrà dire che non si poteva prevedere. O che prima non ci fossero stati dei precedenti». Lo sdegno non ha colore politico. «Ci risiamo», accusa Enzo Foschi, vicepresidente della Commissione Sport alla Regione in quota PD. «Sono cori vergognosi che non c’entrano nulla con il tifo. Sarebbe bello - dice a Il Romanista- che domenica Roma e Lazio scendessero in campo indossando una maglietta di solidarietà con la Comunità Ebraica. Dubito che questo aiuterebbe a zittire quei tanti o pochi imbecilli, ma aiuterebbe certamente a dire da che parte sta il calcio. Poi continuo a chiedermi perché gli arbitri e i calciatori, quando sentono questi cori, non smettono di giocare». Una maglia. Potrebbe essere un segnale. Potrebbe essere un inizio. Un buon inizio.

lunedì 27 febbraio 2012

De Rossi parla della sua esclusione

Daniele De Rossi ha parlato ai microfoni della Rai (canale Rai Sport 1) in merito all’esclusione dalla gara contro l’Atalanta. Ecco le parole di Capitan Futuro: “A Roma so che si sta creando un po’ di caos. Mi spiace perché l’ho creato io. Domenica c’è una gara importante e dobbiamo pensare solo a questo. Scuse ufficiali? No, l’unica cosa che voglio precisare è che non ho alcun problema col mister. Ne ho sempre parlato molto bene e continuerò a farlo. Mi piace perché non guarda in faccia a nessuno, diciamo che è stata una giornata non positiva. Mi è dispiaciuto non giocare, andare in tribuna. La società ha spiegato tutto, non ci sono state risse, non c’è stata alcuna mancanza di rispetto, non ho offeso nessuno, come ho sempre fatto in questi anni. Sono stato disattento. Dire cosa è successo? Se il mister dice di non parlare di ciò che accade nello spogliatoio allora non ne parliamo. Se vorrà, preciserà lui. Se fosse stata meglio una multa? Non sono il mister, mi sono sempre trovato d’accordo con il mister. Lui ha sempre trattato un ragazzino della Primavera o me o Totti nello stesso modo. Spero che anche i tifosi continuino a sostenerlo. Togliere la fascia da capitano a Buffon? Io in passato dissi che avevo fatto un gol di mano, ero consapevole di aver commesso un fallo. Se io facessi un gol di fuorigioco non andrei a dire all’arbitro che secondo me era fuorigioco. Borini? Gli ho detto di stare tranquillo e che si sarebbe trovato bene qui in Nazionale. Osvaldo? Non so come l’abbia presa, le ho lette la sera le convocazioni“.

"In castigo per un ritardo"

Dieci minuti di ritardo alla riunione tecnica delle ore 13, dopo pranzo e prima di andare allo stadio. Luis Enrique inflessibile: De Rossi in tribuna. L’asturiano comunica il provvedimento al giocatore che doveva essere, assente Totti, il capitano. E ai dirigenti. «Se uno non arriva puntuale, non è con la testa in partita» la motivazione girata a Baldini, a Fenucci e Sabatini. Che si adeguano. Ma mostrano imbarazzo, quando il club, con le loro parole, deve metterci la faccia. Perché già era stato punito Osvaldo, fuori dai convocati per Firenze dopo lo schiaffo a Lamela a Udine. E a Viareggio il trequartista Ciciretti, al quale è stata negata la finale per un’espulsione nei quarti: il turno di squalifica era solo uno. Basta guardare Baldini per capire quanto sia in difficoltà: «Daniele ha avuto un ritardo alla riunione tecnica, non conosco i particolari, e l’allenatore ha pensato che non fosse pronto per giocare. Dispiace che a incappare è stato un giocatore esemplare e che di solito detta le regole di comportamento. Ma se dalle poche regole che abbiamo si deroga, se ne pagano le conseguenze. E’ pericoloso fare eccezione ai giocatori simbolo». De Rossi come tutti gli altri per Luis Enrique. Che, come a fine novembre con Osvaldo, interviene in prima persona. La società, anche se in questo caso dà l’impressione di consiserare la punizione esagerata, ne prende atto. Come spiega Baldini: «Lui decide, ma noi avalliamo. Le regole sono due-tre e non transige: sa che non c’è convenienza per la squadra, ma alla lunga speriamo di sì. Ho parlato con Daniele: ovviamente non era felice. Ha però compreso e accettato la decisione». Se l’espressione di De Rossi è buia, quella dell’asturiano è agitata. Rivela il dg: «Arrivati al campo, Luis era particolarmente scosso, scuro in volto. Non escludo che abbia preso la decisione mentre venivamo dall’albergo al campo. Aveva un tormento nel tragitto». Per il centrocampista «è l’allenatore migliore che ho avuto». Quindi per Baldini non ci sarà un distacco tra i due: «Escludo che si possa guastare il rapporto per la stima reciproca che nutrono, sono convinto che non inciderà». Il dg ammette che l’esclusione può aver condizionato il gruppo: «Credo che la squadra abbia risentito nei primi minuti di questa decisione: l’allenatore sapeva che avremmo potuto pagar dazio per questa cosa». Con Luis Enrique viaggia in auto verso Coverciano (oggi l’asturiano sarà lì per la panchina d’oro). Baldini annuncia i provvedimenti per Osvaldo e Cassetti: «L’avevo definita una squadra bambina e lo è. Se le partite prendono una certa piega bisogna avere comunque un atteggiamento propositivo» «Se Roma è l'ambiente più o meno adatto, diventa un particolare se il principio è corretto». E come dice Sabatini: «La Roma passa anche per qualche decisione impopolare. Che abbiamo pagato». È l’amministratore delegato Claudio Fenucci a terminare la giornata delle dichiarazioni. «Daniele si è scusato».

venerdì 24 febbraio 2012

Bene così. Ora gli allenamenti

Molte sono le iniziative che la società giallorossa ha portato avanti per far vivere al meglio l’«esperienza Roma» ai propri tifosi e molte sono ancora da fare. Abbiamo chiesto un parere in merito a queste iniziative ai presidenti dell’AIRC, Francesco Lotito, e dell’UTR, Fabrizio Grassetti. «Ho parlato diverse volte con l’attuale amministratore delegato, cosa che in passato non accadeva, per parlare di come migliorare il rapporto della società con i tifosi – le parole del presidente Lotito -. Una cosa da migliorare per esempio è l’accessibilità dei tifosi a Trigoria per gli allenamenti è chiaro che ci potrebbero essere dei problemi ma credo che siano tutti superabili. La Roma deve fare come le altre società che aprono i cancelli ai tifosi, come è giusto che sia». Discorso già intrapreso dalla società attraverso la sottoscrizione sul proprio sito di una mempership che consente di poter visitare Trigoria e assistere ad un allenamento iniziativa che però «va migliorata aprendo anche i cancelli ad un numero contingentato di persone». Il presidente dell’AIRC ha poi proseguito: «Da migliorare sicuramente c’è anche la partecipazione dei giocatori alle cene, su questo versante non si sono visti particolari miglioramenti rispetto al passato. Serve un maggiore sforzo». In merito a queste iniziative abbiamo sentito anche il presidente dell’UTR, Fabrizio Grassetti: «Si vede fermento da parte della nuova società. Abbiamo particolarmente apprezzato il botteghino del Foro Italico e il Viallage per i bambini anche se non è nelle abitudini dei tifosi italiani frequentare tali iniziative prima delle partite ma speriamo prenda piede». Grassetti ha poi proseguito: «L’iniziativa del settore dedicato alle famiglie è lodevole ma tutto è migliorabile: per esempio darei un settore più comodo alle famiglie rispetto al distinti nord, tipo una Monte Mario laterale. Il settore attuale è troppo esteso per le richieste che arrivano». Il presidente dell’UTR ha poi indicato altre cose che a suo dire andrebbero migliorate: «Il problema della visione degli allenamenti ai tifosi è sicuramente da migliorare. Non si può frenare la passione dei tifosi che meritano di poter assistere agli allenamenti. Anche perché non tutti si possono permettere di andare allo stadio quindi sarebbe giusto permettere a queste persone di poter almeno assistere alle sedute come fanno altre società. Infine vorrei una maggiore disponibilità dei calciatori con i tifosi sia per firmare autografi sia per partecipare alle cene sociali».

lunedì 6 febbraio 2012

Piscitella: "Emozionato per quel coro della Sud"

Gianmario Piscitella, nato a Nocera Inferiore, classe 1993, dice di essersi emozionato quando ha sentito la Sud cantare: Piscitella facci un gol. Eppure ha esordito in serie A con estrema, apparente serenità. «Una cosa indescrivibile, invece. Emozioni difficili da esternare. Ringrazio il mister che mi ha dato la possibilità di realizzare il mio sogno. Ringrazio i compagni che mi hanno aiutato. Non mi aspettavo di esordire ma ci speravo. I miei dieci minuti sono stati bellissimi. Appena sono entrato il mister e i compagni mi hanno trasmesso tranquillità. Mi hanno detto di stare sereno e mi hanno dato una grande mano. Normale che al primo pallone ero emozionato, poi tutto è andato bene. Dedica? Alla mia famiglia, che mi ha sempre sostenuto e accompagnato nella mia scelta, e alla mia fidanzata che è a casa e mi aspetta».


domenica 5 febbraio 2012

De Rossi rinnova!!

Dichiarazioni del ds Franco Baldini a Roma Channel."Quest’anno ci viene concessa pazienza, la gente deve sapere che De Rossi ha un accordo con la Roma per i prossimi 5 anni e domani ci sarà una conferenza stampa in cui parleremo di questo accordo”.

sabato 4 febbraio 2012

Totti: «Che strano con la neve»

Il momento è delicato e, puntuale, arriva il messaggio che Francesco Totti affida a Roma Channel: «Ai tifosi dico di stare vicino alla Roma, perché noi abbiamo bisogno dell'aiuto e dell'affetto che ci hanno sempre dimostrato, soprattutto in questo momento. Noi, poi, in campo cercheremo di ripagarli il prima possibile. Roma-Inter è una gara bellissima che, soprattutto in questo momento, vogliamo assolutamente vincere. Perciò aspettiamo con ansia di giocare. Che strano farlo con la neve, a Roma non c'è quasi mai. Ma è un effetto ottico molto bello». Il capitano giallorosso ci ha messo la faccia ancora una volta. Con Totti dovrebbe essere in campo anche Daniele De Rossi. In mattinata Luis Enrique era stato cauto: «Non so ancora come sta. E, se giocherà, non so se potrà restare in campo per 90 minuti o solo per una parte di gara». L'allenamento del pomeriggio gli ha tolto qualche dubbio perché De Rossi ha svolto — per la terza volta in questa settimana— tutta la seduta insieme ai compagni di squadra e oggi potrà mettere altro lavoro nelle gambe. Luis Enrique, che ieri appena ha saputo del rinvio della partita ha richiamato la squadra negli spogliatoi per evitare nuovi problemi fisici dovuti al freddo (Osvaldo ha svolto lavoro differenziato), ha fissato una nuova seduta per oggi pomeriggio alle 14. Oltre al rientro dal primo minuto di De Rossi — non gioca dalla gara sospesa a Catania il 14 gennaio, che sarà recuperata mercoledì prossimo alle 20 e non più martedì alle 20.45 — sembra certo anche quello di Rodrigo Taddei, al posto di Josè Angel. Heinze giocherà probabilmente al posto di uno tra Kjaer e Juan. Il neo acquisto Marquinho intanto sbarca oggi a Roma.

mercoledì 1 febbraio 2012

Baldini: "Marquinho? Servirà pazienza"

«Abbiamo fatto quello che ci ha chiesto l’allenatore: voleva stare più tranquillo». Il messaggio, chiaro e ormai percepito anche dalla piazza (accettato, però, non si può ancora sapere: dipenderà dal piazzamento finale), lo invia la società giallorossa dopo le ore 19 di ieri sera. La Roma chiude la sessione invernale di mercato pensando più alle operazioni in uscita: perché così ha voluto Luis Enrique. L’ultimo a salutare è Pizarro, volato a Manchester senza partecipare all’allenamento a Trigoria. Il cileno va in prestito. Stessa formula anche per Barusso alla Nocerina, Caprari al Pescara e Sini al Livorno. In precedenza, sempre in prestito, Borriello alla Juventus, Antunes al Panionios e Okaka al Parma. Snellimento della rosa riuscito. O quasi. Perché presto Sabatini partirà per il Brasile, dove cercherà una sistemazione anche per Cicinho. Sono sette, quindi, i giocatori ceduti a gennaio, anche per abbassare il monte ingaggi spropositato per un club fuori dall’Europa League, già ad inizio stagione, e dalla Coppa Italia, a metà. La Roma, in attesa di annunciare il rinnovo di De Rossi, ne acquista solo uno, Marquinho, in prestito e spendendo 300 mila euro (in più i giovani attaccanti Nico Lopez e Alexis Ferrante per la Primavera): il brasiliano è atteso stasera nella capitale, anche se l’arrivo potrebbe slittare per una complicazione nelle pratiche del visto. La benedizione di Luis Enrique è completa: «È un calciatore interessante che può giocare come interno, come trequartista, come terzino e come punta. Ha qualità e può essere importante per noi». Baldini, decisivo nel trasferimento di Pizarro al City, chiarisce l’operazione Marquinho: «Non è un giocatore in più, ma un’alternativa in più, in fatto di qualità e di opzioni per le sue caratteristiche che saranno a disposizione dell’allenatore. Anche se sappiamo che ci vorrà tempo per farlo arrivare all’altezza degli altri titolari». Luis Enrique chiarisce l’addio di Pizarro: «Io cerco di essere sempre corretto e dico in faccia quello che penso ai giocatori. Si è comportato sempre bene, ma il mio lavoro è scegliere. E’ brutto fare la formazione e lasciare fuori chi potrebbe fare parte dei titolari. Se volete, chiamatela scelta tecnica». Sabatini ha provato a prendere i difensori Bocchetti del Rubin Kazan (incedibile) a Ghoulam del Saint-Etienne (prestito da 500 mila euro: offerta rifiutata, il club francese voleva subito 3 milioni). Virga rientra dal Lanciano.

Mercato Roma: tutte le operazioni

L’A.S. Roma S.p.A. rende noto di aver perfezionato le seguenti operazioni di trasferimento:
CAPRARI GIANLUCA: in data 30 gennaio 2012, è stato definito il prolungamento del contratto economico per le prestazioni sportive del calciatore, la cui naturale scadenza era prevista al 30 giugno 2013, a tutto il 30 giugno 2017; l’accordo prevede il riconoscimento al calciatore di un emolumento lordo di 0,14 milioni di euro, per la stagione sportiva 2012/2013, di 0,16 milioni di euro, per la stagione sportiva 2013/2014, di 0,18 milioni di euro, per la stagione sportiva 2014/2015, di 0,19 milioni di euro, per la stagione sportiva 2015/2016 e di 0,2 milioni di euro, per la stagione sportiva 2016/2017, oltre a premi individuali al raggiungimento di prefissati obiettivi sportivi. In data odierna è stato sottoscritto con il DELFINO PESCARA 1936 SRL il contratto per la cessione a titolo temporaneo dei diritti alle prestazioni sportive del calciatore, per la restante durata della stagione sportiva in corso, con diritto di opzione per l’acquisizione a titolo definito, con accordo di partecipazione, con effetti a decorrere dalla stagione sportiva 2012/2013. In caso di esercizio del diritto di opzione da parte del DELFINO PESCARA 1936 SRL, sarà riconosciuto un corrispettivo di 2,4 milioni di euro, oltre IVA, da incassarsi in tre annualità di pari ammontare, per il tramite della LNP Serie A, a decorrere dalla stagione sportiva 2012/2013; A.S. Roma riconoscerà in favore del FDELFINO PESCARA 1936 SRL. un corrispettivo di 1,2 milioni di euro, per l’acquisizione del diritto di partecipazione, da pagarsi in tre annualità di pari ammontare, per il tramite della LNP Serie A, a decorrere dalla stagione sportiva 2012/2013.
SIMONE SINI: in data odierna, è stato definito con l’A.S. Bari S.p.A. l’accordo per la risoluzione consensuale anticipata del contratto di cessione a titolo temporaneo e gratuito, dei diritti alle prestazioni sportive del calciatore, sottoscritto tra le parti in data 08 agosto 2011. Con l’A.S. LIVORNO CALCIO SPA è stato sottoscritto il contratto per la cessione a titolo temporaneo dei diritti alle prestazioni sportive del calciatore, per la restante durata della stagione sportiva in corso, con diritto di opzione per l’acquisizione a titolo definito, con accordo di partecipazione, con effetti a decorrere dalla stagione sportiva 2012/2013. In caso di esercizio del diritto di opzione da parte dell’A.S. LIVORNO CALCIO SPA sarà riconosciuto un corrispettivo di 0,8 milioni di euro, oltre IVA, da incassarsi in tre annualità, per il tramite della LNP Serie A, a decorrere dalla stagione sportiva 2012/2013; A.S. Roma riconoscerà in favore dell’A.S. LIVORNO CALCIO SPA un corrispettivo di 0,4 milioni di euro, per l’acquisizione del diritto di partecipazione, da pagarsi in tre annualità, per il tramite della LNP Serie A, a decorrere dalla stagione sportiva 2012/2013.
AHMED APIMAH BARUSSO: in data odierna è stato definito l’accordo con l’A.S.G. NOCERINA per la cessione a titolo temporaneo e gratuita dei diritti alle prestazioni sportive del calciatore, per la restante durata della stagione sportiva in corso. Al fine di favorire la predetta cessione al calciatore è stato riconosciuto un incentivo all’esodo pari a 0,25 milioni di euro, al lordo delle imposte.
DAVID MARCELO MARCELO PIZARRO CORTES: in data odierna è stato definito l’accordo con il MANCHESTER CITY FC per la cessione a titolo temporaneo e gratuita dei diritti alle prestazioni sportive del calciatore, per la restante durata della stagione sportiva in corso.

sabato 28 gennaio 2012

Luis Enrique: Qui a Roma si parla molto...

"Ho fiducia totale nei miei giocatori, si stanno allenando benissimo. Qui a Roma si parla molto, siamo tutti abituati...". Esordisce così Luis Enrique in conferenza stampa. Dopo il comunicato scritto dalla società anche l'allenatore spagnolo ci tiene a smentire le indiscrezioni apparse su alcuni organi di stampa secondo cui alcuni giocatori si sarebbero presentati ad un allenamento non al meglio dopo una serata di bagordi: "Non ero arrabbiato, non ho nessuna lamentela. Qualcuno ha detto che ero imbufalito: ho imparato una parola nuova... Mi fa piacere che i giocatori vadano a cena insieme - continua il tecnico giallorosso -. Ogni giorno vedo come si comportano, i tifosi possono stare tranquillissimi. Sono convinto che la squadra darà il massimo come sempre e poi andrà di nuovo a cena". I 3 gol incassati nella gara di Tim Cup contro la Juventus non preoccupano Luis Enrique: "La Roma non ha fatto un passo indietro - dichiara -. Non guardo mai le statistiche in maniera eccessiva: a Torino siamo andati meglio rispetto a quanto abbiamo fatto nel match casalingo contro la Juventus. In Coppa, i dettagli hanno fatto la differenza. Abbiamo commesso errori, certo. E si può dire che bisogna migliorare anche quando si parla di palle gol. L'eliminazione dalla Coppa Italia non cambia il nostro atteggiamento". I miglioramenti dovranno riguardare anche il comportamento ma Luis Enrique non si sente di condannare nessun giocatore: "A Torino siamo rimasti in 10 per l'espulsione di Lamela - spiega lo spagnolo -. Sbagliano i giocatori di 35 anni, può succedere a maggior ragione ad uno di 19. Non si può pensare che sia un delinquente, una settimana fa era un fenomeno. Lasciarlo fuori? Penso che sarà titolare, così segna due gol, fa tremare l'Olimpico e poi pagherà una cena a tutti". La Roma deve rinunciare ancora a De Rossi. "Sta meglio. E' importante che recuperi al cento per cento e possa disputare il resto della stagione". E il mercato? "Se ci sono occasioni e i prezzi sono giusti, ok. Altrimenti, non si deve parlare di opportunità perse. La rosa è molto ampia, potrebbero andar via 2 o 3 giocatori, ma se restano non c'è problema" conclude.


Contucci: «I biglietti nominativi per gli under 14 non hanno senso legale»

Lorenzo Contucci, di professione avvocato, è anche consigliere di MyRoma. E’ uno dei punti di riferimento per la difesa dei diritti dei tifosi. "Portare le famiglie allo stadio". E’ uno slogan credibile quando un papà non può acquistare un biglietto per il figlio di 5 anni perchè sprovvisto di documento? Ho tre figli, purtroppo conosco bene il problema. Tutto è partito da un decreto ministeriale del 2005 che ha disciplinato l’utilizzo dei biglietti nominativi. Si è pensato che sapere chi si trova allo stadio e soprattutto in quale specifico settore e seggiolino, potesse aumentare la sicurezza. Lo scopo era quello, ma solo in teoria. Ma la cosa ancora più incredibile è che non esiste alcuna distinzione. L’under 14 non è imputabile di reato per nessun motivo. E allora non ha alcun senso legale che per questa categoria il biglietto sia nominativo, nè che per emetterlo sia necessaria la presentazione di un documento.
Diventa estremamente difficile quindi che in questo modo lo slogan possa diventare realtà.
Esattamente. Anzi, adesso la situazione è leggermente migliorata: con la tessera sanitaria il biglietto può essere venduto. Prima era veramente un inferno. Il senso di tutto questo non lo si comprende. E’ proprio il sistema che è vecchio: basta pensare che ancora vige la disposizione secondo la quale si entra gratis allo stadio non in base all’età, ma all’altezza. Il bambino sotto un metro non tira fuori un euro.
La soluzione?
E’ assolutamente necessario tornare indietro. Bisogna rendere facile l’acquisto dei biglietti e l’accesso allo stadio. E poi anche il "fattore coreografia", fondamentale. Se si permettesse al tifoso ad esempio di accendere un fumone, questo avrebbe anche la funzione di distrarlo. Non ci penserebbe minimamente a commettere un reato.
Dai biglietti nominativi si è arrivati poi alla Tessera del Tifoso...
Non penso sarà eliminata, ma deve essere resa usufruibile da tutti. I problemi sono tre. Il primo di questi è la privacy: il garante ha dato ragione ai tifosi. Poi c’è l’aspetto dello sfruttamento commerciale: il Consiglio di Stato ha dato ragione ai tifosi. Ma soprattutto c’è la questione dell’articolo 9, secondo il quale chi viene colpito da Daspo non ha più la possibilità di andare a vedere non solo una partita di calcio, ma un qualsiasi avvenimento sportivo. Anche dopo aver scontato la pena. Ecco, chiediamo che si modifichi proprio questo punto: a chi ha regolato i suoi conti con la giustizia deve essere restituita la possibilità di andare allo stadio.


Diamanti...troppo grezzo

È passato poco più di un mese dalla bella vittoria della Roma a Bologna. Un 2 a 0 che non lasciò discussioni. Anzi, il risultato poteva esser ben più largo. Domani le due squadre si ritroveranno già l’una di fronte all’altra per la partita di ritorno. Effetto “sciopero”. I rossoblù affronteranno la gara in una posizione di classifica certamente non lusinghiera. Quint’ultimo posto per loro, cinque punti sopra la zona retrocessione. Probabilmente non sarà un’impresa centrare la salvezza. Sulla panchina “ospiti” dell’Olimpico siederà Pioli, finito quest’estate nel gruppone dei possibili candidati ad allenare la Roma. L’obiettivo vero era però Luis Enrique, e così andò a finire. Lo spagnolo nella capitale, Pioli in attesa. Poi l’esonero di Bisoli e la chiamata del Bologna. Non affronterà i suoi ex compagni Loria, che oggi ha svolto lavoro differenziato. Non ci saranno nemmeno Kone e Pulzetti. Nel 3-4-2-1 di Pioli ci sono pochi dubbi. Davanti al francese Gillet, dovrebbero agire Raggi, Portanova e Antonsson. A centrocampo sulle fasce Crespo e Morleo, in mezzo Perez e Mudingayi. In attacco Di Vaio sarà assistito da Taider e Diamanti. Il primo dei due è il giovane emergente del Bologna, arrivato in estate dal Grenoble. E non per caso è stato notato subito dalla Juventus, che ne ha acquisito la metà. L’altro rappresenta probabilmente uno dei ricordi peggiori per i romanisti. 19 aprile 2008 Roma-Livorno: la squadra allenata in quel momento da Spalletti era nel pieno della frenetica e favolosa rincorsa all’Inter capolista. Nonostante tutto quello che successe in quel campionato, non proprio limpido (Inter-Parma docet), la Roma era là. E avrebbe meritato di compiere l’impresa. Diamanti quel giorno decise di far perdere ai tifosi giallorossi molte delle residue speranze. A dieci minuti dalla fine, con una punizione perfetta. E non era certamente facile “peggiorare” la sua situazione. Lui ci è riuscito, con una dichiarazione ad effetto. Lo stesso effetto che prese quel tiro prima di insaccarsi nella rete. “Totti? Non è una bandiera, perchè le bandiere non esistono. Se gli chiedessero di giocare gratis sarebbe una bandiera, con dieci milioni di stipendio è facile: le bandiere esistono nel volontariato».



venerdì 27 gennaio 2012

Sabatini: "Sui giornali cose non vere, siamo incazzatissimi. Stiamo pensando di chiudere la comunicazione almeno per un mese"

Il ds giallorosso Walter Sabatini è intervenuto sulle polemiche riguardanti la cena tra i giocatori di mercoledì che sta agitando i giornali e l'etere romana. Sabatini è sembrato deciso a difendere la squadra: “Io e tutta la società, siamo incazzatissimi. Oggi i giornali hanno fatto passare delle cose non vere che stanno ledendo il nome della società e i giocatori stessi. Questo non va bene: ne sto parlando proprio in questo momento con i dirigenti”.
Per la cena?
“No, non è per la cena, anzi, noi della società siamo i primi a volere queste cene aggregative e siamo contenti di queste iniziative dei giocatori. Una cena è una cosa che fa bene allo spogliatoio e aiuta a cementare i rapporti tra i giocatori”
Qual é il motivo?
“Il motivo è che oggi sui giornali, hanno fatto passare questa cena come un ritrovo per un'orgia o per chissà cos’altro. I tifosi non accettano queste cose, e oggi l’incolumità dei nostri giocatori è a rischio e non possono girare tranquillamente”.
Conseguenze?
“Innanzi tutto non c’è stata nessuna tirata d’orecchie, poi dopo questo episodio stiamo pensando di chiudere le comunicazioni almeno per un mese. Sono cose inaccettabili, per società e giocatori”.

Erik Lamela «In Curva Sud a scontare la squalifica»

L’extraterrestre visto da vicino sembra quello che è: un ragazzino. Diciannove anni restano quelli che sono anche se nei piedi hai la possibilità di camminare verso la gloria. Calcistica s’intende, e in questo mondo non è poco. A Roma e a Buenos Aires per esempio è tanto. E’ anche - soprattutto - una questione di sentimento. Quello ce n’è in Erik Lamela, nascosto di sfuggita - rapidamente, un gioco di suola con le sopracciglia - nei suoi due occhi come spilli, che ti danno retta soprattutto quando capiscono che c’è qualcosa da capire o qualcosa per cui vale la pena starti a sentire. Argentino con l’argento vivo che a 19 anni può sbagliare ma di più - ed è più di un’impressione - sa quando lo fa e sa che non lo deve fare. Un nome da cartellone, che riparte da un cartellino. Si comincia da dove per ora si è finito. Da quell’espulsione.
Cosa è successo a Torino contro la Juventus e con Chiellini?
Ci siamo strattonati a lungo, prima s’è messo lui davanti a me e io ho cercato di togliermelo da davanti, ma non ci sono riuscito. È stata una normale cosa di pallone. Ci siamo strattonati, lui continuava e io per scrollarmelo di dosso l’ho preso. L’ho colpito.
Chiellini aveva provocato a parole o in qualche altra maniera?
No. Nessuna provocazione solo un contatto. Non ci sono state provocazioni anche perché fino a quel momento avevo giocato praticamente dall’altra parte del campo. Non c’eravamo presi.
Un’espulsione giusta.
Sì. Però non c’era nessuna intenzione di fargli male, a questo ci tengo, l’ho fatto solo per liberarmi. E ho sbagliato.
Quante altre volte sei stato espulso in carriera?
Nessuna. Fino a Torino non avevo mai preso un rosso.
Hai lasciato la Roma in dieci e sotto due a zero...
Di questo chiedo scusa ai tifosi e ai compagni. Ne abbiamo già parlato nello spogliatoio. Mi è bastato poco per chiarire con loro.
Sarai multato.
E pagherò. Io faccio quello che è giusto e quello che decide la Roma.
Presumibile che sarai strattonato tante altre volte... Quest’espulsione può essere una lezione?
Per certi versi sicuramente, ma, lo ripeto, io non avevo nessuna mala intencion nei confronti di Chiellini.
Juventus-Roma 3-0: perché?
Perché dobbiamo cominciare a leggere meglio anche certe partite. Non è stato un problema di approccio. L’atteggiamento è stato quello giusto perché anche in trasferta sul campo della prima in classifica volevamo fare la partita. Tenevamo palla fino a che c’è stato quell’inserimento per la prima rete e la partita s’è messa male. E’ evidente che dobbiamo correggere qualcosa, è evidente che dobbiamo ancora migliorare. Sarebbe strano il contrario, nessuno pensa di avere le cose in mano.
Juventus-Roma 3-0, lascerà strascichi?
No. La squadra non ne risentirà.
La squadra che va a cena insieme.
E’ un’idea nata proprio dopo Juventus-Roma 3-0. Anche la cena in qualche modo forma il gruppo. Uno si diverte coi compagni. Ci sono tanti giocatori nuovi. E’ un modo per stare allegramente insieme.
Chi l’ha organizzata?
Totti. E’ stata un’idea del capitano. E’ stata organizzata sul pullman dopo Torino. Io mi trovo benissimo in questa squadra.
El Coco di tutti. El Coco di mio fratello..
E’ stato lui a darmi questo soprannome. Mi diceva Coco. Coco... Ed è rimasto così.
Tuo fratello e la tua famiglia, il cuore della vita?
Sì, stanno qui con me. Anche la mia ragazza mi ha accompagnato in Italia. Se per me non è stato facile, come dicono tutti, lasciare la patria, la mia casa, i miei amici e la mia squadra a 19 anni, per lei è stato anche più difficile. Ci siamo conosciuti a scuola, la cosa migliore della mia età scolastica... Con la mia famiglia viviamo lontano dal centro in un casa, mi ha aiutato Totti a trovarla.
La casa, la cena... Una volta hai detto che Totti ti riempie di consigli...
Veramente non l’ho mai detto, però è vero. E meno male. Io non posso che ascoltarlo, perché Francesco di Roma sa tutto, sta qui da sempre, è romano, conosce l’ambiente meglio di chiunque. Lui e De Rossi mi hanno parlato di cos’è la Roma, di cosa significa giocare qui. Io so bene dove sono, conosco l’importanza di questa maglietta e delle responsabilità che ho. Ma resta un onore avere certi esempi e certi compagni. Uno è Daniel Pablo Osvaldo.
Una volta per tutte, cosa è successo nello spogliatoio di Udine?
E’ stata una litigata per una giocata della partita, non c’è stato altro. Non ho mai detto la frase che lui non è Maradona, e non c’erano problemi di altra natura. E’ stata una discussione sulla partita, sicuramente accesa.
Perché Osvaldo s’è arrabbiato così tanto?
Perché era un altro periodo, perché quella partita contava tanto, dovevamo fare bene. E’ stata una discussione animata perché ci teneva tanto lui e perché ci tenevo tanto io a non perdere.
Adesso?
Adesso è tutto a posto, ma è stato immediatamente tutto a posto. Questo è un gruppo buonissimo. Io sono giovane, ho fatto solo tre anni ad alti livelli, ma questo è un bel gruppo. Io sto bene con tutti. Ci sono veramente bravi ragazzi nella Roma. E’ questo conta più di chi è più o meno forte, di chi va più o meno bene.
Adesso Bojan va meno bene...
Bojan è fortissimo! Bojan forse non è andato benissimo nelle ultime due partite, e comunque non lo devo certo dire io. Io sono contentissimo di poter giocare con un attaccante così. Lui è da Barcellona. E da Roma.
Lamela sarebbe potuto veramente essere del Barcellona...
Ah, la storia del provino da ragazzino... Feci cinque gol in un torneo giovanile in Catalogna, gli osservatori del Barça mi videro e dissero a mio padre che mi avrebbero voluto con loro. Rimasi a Buenos Aires.
Pentito di aver detto no?
No, perché ho detto sì al River Plate che era la mia squadra del cuore. Perché il mio sogno era quello di esordire in primera con la maglia deRiver e di segnare per il River. No, perché adesso sto alla Roma.
Avresti potuto fare esattamente lo stesso percorso di Messi
Nessun rimpianto. Il River mi ha preso da chiquito, col River sono diventando grande. Il River ce l’ho nel cuore. Sempre stato suo tifoso? Sempre. Da ragazzino andavi al Monumental a vedere il River? Sempre. In curva? Sì, da quando avevo 7 anni. Giocava il River e io c’ero.
Andresti mai a giocare nel Boca Junior?
Come???? Nunca! Mai. Mai. Neanche se fosse l’ultima squadra al mondo.
Cos’è River-Boca?
Eh... Diciamo che sono i due club più grandi d’Argentina e basta.
Conta sempre la distinzione fra "millonarios" - cioè la squadra d’elite, il River - e il Boca squadra del popolo?
No, non c’è differenza di ceto e di classe come dicono.
E cos’è Roma-Lazio?
Io finora l’ho visto dalla panchina. Mi piacerebbe giocarlo e mi piacerebbe segnare sotto la Sud. Poi ti saprò dire qual è "più derby".
Al River eri molto legato ad Almeyda, laziale: ti ha ma detto niente di Roma e della Roma?
Matias è un amico, abbiamo condiviso il dramma della retrocessione del River. Mi ha parlato dell’Italia, della città di Roma che è splendida. E Roma è splendida. Il Colosseo è magnifico, anche il Vaticano, la luce che c’è... Se vuoi saperlo Almeyda non mi ha parlato male dei tifosi della Roma e della Roma, anzi era contento del mio trasferimento in giallorosso.
Quando hai saputo di essere un giocatore della Roma?
Quando il procuratore me lo ha comunicato
La prima persona alla quale lo hai detto?
A tutta la mia famiglia. Vivo con loro, vivo per loro. A pensarci, la prima-primissima persona alla quale l’ho detto è stata mio padre. Mio padre ce l’ho nella pelle. Non è un modo di dire, oltre a un tatuaggio per la nonna che non c’è più, un altro è con le iniziali di papà.
Tuo padre è stato un giocatore di calcio?
Di calcio a cinque. Anche io ho giocato a calcetto. Dalle mie parti è normale. Da chiquito non facevo che giocare con la pelota.
E’ per quel motivo che giochi tanto con la suola?
No, perché per me è normale.
Tanti ti hanno definito "Speciale".
Un giocatore speciale è Totti, non io. Anzi tutti alla Roma sono speciali. Anche Sabatini ha detto che sei speciale.
Sabatini s’è speso tanto per te, cosa ti ha detto per convincerti a venire alla Roma?
Mi ha detto tante cose, ma nessuna per convincermi a venire alla Roma. Non si deve convincere nessuno per venire a giocare nella Roma.
A Roma verso di te c’è una sensazione particolare e nuova. Quella di avere tra le mani veramente un fuoriclasse, e così giovane. C’è anche la paura che un giorno qualcuno uno così... speciale possa portarselo via. Per esempio, se tornasse il Barcellona a richiederti cosa faresti?
Io sto alla Roma, non penso ad altro. Parlarne sarebbe pure sbagliato. Sono appena arrivato e devo crescere tanto, devo imparare tanto, devo lavorare tanto. Io qui sto bene e sono felice. Io devo e voglio dare tutto per questa squadra che mi sta dando tutto. C’è una specie di tacito e segreto ordine quando si parla di Lamela alla Roma: "Non ditegli troppo che è bravo, non ditegli che è un campione perché c’è il rischio che si monti la testa".
C’è il rischio?
No. Su questo sono sicuro per un semplice motivo.
Quale?
Nella vita neanche da ragazzino ho avuto la strada spianata, non è stato tutto facile per me. Io so cosa significa stare in basso e lavorare per salire.
Tuo padre faceva il panettiere.
Sì, ma io non sono capace a fare il pane. Stavo lì, vicino a lui ma a parte il fatto che non dovevo mettere le mani nella farina perché era rischioso per le macchine, non ho mai imparato perché giocavo sempre a pallone. Ecco, il pallone è stato il mio pane. A parte Luis Enrique, il tuo allenatore più importante? Gorosito, è lui che mi ha fatto giocare nel River. Luis Enrique. No, non voglio parlarne tanto, sai com’è... Ti dico che con lui giochiamo e giocheremo sempre alla stessa maniera, sia in casa, sia in trasferta, con la prima o con l’ultima in classifica. Questo mi piace. Come persona? Muy bien.
Il tuo ruolo?
Trequartista. E dove vuole Luis Enrique.
Meglio un assist o un gol?
Meglio vincere.
Dove può arrivare la Roma?
Lo Scudetto uhm è un po’ lontano... Diciamo al terzo posto.
Ma se vince a Catania?
Sì, se le vinciamo tutte lo Scudetto diventa pure matematico. Diciamo che vogliamo arrivare il più in alto possibile.
Dove vuole arrivare Lamela con la Roma?
A vincere la Champions League.
E’ quello il futuro?
Abbiamo un gruppo tanto forte, ci stiamo conoscendo, siamo giovani. Ci crediamo. Ci sentiamo una squadra forte, però dobbiamo lavorare. Sappiamo che dobbiamo lavorare per poter raggiungere qualcosa di grande per questa città.
Tornassi indietro rigiocheresti il Mondiale Under 20 con la caviglia malconcia?
No, ho sbagliato, però non è facile dire di no a un Mondiale e all’Argentina.
Hai detto il tuo no per sempre al Boca: e alla Lazio?
Lo mismo, neanche alla Lazio andrò mai. Di’ quello che vuoi ai tifosi della Roma. Di continuare così, come fa la Curva Sud.
Ci andresti? In Curva?
Sì. Magari ci andrò il prossimo anno per scontare la squalifica della Coppa Italia. E poi i tifosi della Roma sono un po’ argentini.
Qindi Curva Sud... Olè.

martedì 24 gennaio 2012

Luis Enrique: Ora me la gioco

Il 27 gennaio del 2011 la Roma vinceva 2-0 a Torino qualificandosi per le semifinali di Coppa Italia a spese della Juventus. Un anno dopo, in uno stadio nuovo, è tutta un’altra storia. Vucinic, decisivo in quell’occasione, ha cambiato bandiera, come Borriello. E la Roma è stata stravolta, allenatore compreso: il solo Simplicio, se fosse scelto, sarebbe l’uomo in comune con la formazione titolare che presentò Ranieri all’epoca.
MESE DOPO - Ma è tutto diverso anche rispetto al mese scorso, quando la Juventus arrivò all’Olimpico con la sensazione di poter distruggere la «proposta» di Luis Enrique. Invece Luis Enrique è ancora a Trigoria, più solido e carismatico che mai, sull’onda di cinque vittorie consecutive cavalcata proprio dopo il pareggio contro la Juve. La Roma adesso sa che può giocarsela con chiunque. «Per noi questa partita è uno stimolo incredibile - ammette Luis Enrique - affrontiamo una squadra che non ha ancora perso in questa stagione, dimostrando di aver raggiunto una fantastica continuità di prestazioni. Devo fare i complimenti a Conte, che ha costruito un gruppo capace di giocare al calcio. La Juve è un esempio da seguire. Noi siamo cresciuti, raggiungendo il loro livello di intensità ma non di regolarità. E’ in questo che dobbiamo migliorare» .
IL PARAGONE - Sente di poter vincere, stavolta: «Andiamo a Torino cercando di fare il nostro gioco, il nostro calcio, sperando che la Juve non sia al cento per cento. Ma se anche loro fossero al massimo - e qui sogghigna - mi auguro che non sia sufficiente per batterci. La Roma adesso è in un momento ottimo» . Un momento che non offusca i sogni: «Non siamo ancora sullo stesso piano delle grandi d’Italia. Juve e Milan sono lassù. E’ la classifica che lo dice. Però manca ancora metà campionato, può succedere di tutto. Vedremo dove riusciremo ad arrivare». «Non siamo al livello delle grandi di serie A Manca la continuità Ma manca metà del campionato...»
L’AMBIENTE - A soffiare sulla squadra è anche un pubblico impagabile. Luis Enrique vorrebbe sdebitarsi: «All’inizio le cose non andavano e anche io avrei dovuto fare di meglio. Adesso comincio a vedere risposte che mi piacciono dai giocatori. E’ bellissimo sentire i tifosi vicini. Ricordo lo striscione della curva Sud, “Mai schiavi del risultato”. Ricordo anche i cori. La gente è sempre stata dalla nostra parte. E pensare che quando sono arrivato in Italia, tutti mi dicevano che i romanisti volevano fare risultati e basta» .
INCORONAZIONE - Le vittorie però aiutano a rafforzare le sicurezze e a dimenticare le difficoltà. Adesso si parla addirittura di Nazionale per Totti, rilanciato dai quattro gol di questo inizio del 2012 che lo hanno portato a un altro record. «Mi fa piacere - spiega Luis Enrique - Non so se a lui interessi, però io come allenatore sono orgoglioso se un mio giocatore viene chiamato da una nazionale. Non sarei preoccupato dai tanti impegni: le società pagano e vanno rispettate, però la nazionale è un premio che non si può negare a un calciatore. Per me Francesco merita la maglia azzurra, ma non sono io a decidere. Tocca a Prandelli, che ha molta esperienza. Certo, se lui parla in un certo modo, significa che ci sta pensando»

lunedì 23 gennaio 2012

Scaglia: "Reja-Manzini? Per fortuna non mi è mai capitato di sbagliare un cambio"

Salvatore Scaglia, team manager della Roma, ha parlato dello strano episodio successo ieri sera a San Siro che ha visto coinvolti Reja e Manzini della Lazio. Quest'ultimo, team manager biancoceleste, ha sbagliato il cambio al 21' del secondo tempo facendo uscire Gonzalez quando Reja voleva sostituire Zauri: «Per fortuna non mi è mai capitata una cosa del genere ma può succedere e mi dispiace che sia toccato proprio a Maurizio che è una persona per bene con una grande esperienza». Poi, Scaglia, prova a spiegare il suo modo di agire al momento delle sostituzioni. «In quei momenti bisogna fare molta attenzione. Io, ad esempio, chiedo più di una volta, proprio per non sbagliare il cambio. Prima parlo con l'allenatore in seconda, poi glielo richiedo e infine, per essere più sicuro, aspetto la conferma del mister. Ma credo lo facciano anche i miei colleghi, non penso di fare nulla di speciale». Ci tiene, invece, a difendere la sua categoria. «È frustrante quando per strada la gente ti ferma e ti dice 'ma tu sei quello dei cambi?'. Sembra che il nostro lavoro sia solo quello. Il momento della sostituzione rappresenta la parte ludica del nostro ruolo, quella più visibile, ma la figura del team manager non può essere accostata esclusivamente all'omino con la lavagnetta che fa il cambio, dietro c'è tanto altro lavoro, costante e giornaliero. Noi dobbiamo essere pronti a entrare in azione a qualsiasi ora del giorno e della notte per le esigenze della società e dei giocatori».



domenica 22 gennaio 2012

Antunes è un giocatore del Panionios

Walter Sabatini sta riuscendo nella parte più difficile del calciomercato Giallorosso: la campagna cessioni. Oggi è stato ufficializzato il passaggio di Okaka al Parma, nel frattempo la Roma ha ceduto Vitorino Antunes al Panionios, ma solo in prestito secco e fino alla fine di questa stagione. Altra buona operazione condotta da Sabatini, che sta cercando anche di concludere al più presto il prestito di Barusso al Modena, per il quale manca davvero poco.