Reggina - Roma 2-2
Minuto trentacinque del secondo tempo... A bordo campo compare Loria, pulito pulito nella sua divisa bianca. Domanda immediata: chi toglierà Spalletti? Juan o Mexes? Magari uno dei due ha chiesto il cambio. Errore. Sul tabelloncino luminoso del quarto uomo compare il numero undici, Taddei.... Spalletti ha deciso per una rivoluzione copernicana per quelle che sono le sue convinzioni. Ovvero: difesa a tre, i due esterni un po’ più alti, tre centrocampisti, Aquilani l’unico delegato a sostenere la manovra offensiva di Okaka che stava correndo che sembrava non sentisse la fatica. Possibile? Reale. E siccome il calcio, in alcune circostanze, è più matematico della matematica, la punizione è arrivata nello spazio di pochi secondi. Cirillo, oh Cirillo, avanza palla al piede è già questo può sembrare fantascienza. Poi Cirillo capisce che più di tanto è meglio non osare. E allora calcione verso l’area giallorossa. E qui la matematica si è fatta pallone. Perché quella palla arriva giusta giusta sul piede di Loria, che di giocatore ha solo il tesserino, tanto da farci rimpiangere persino Ferrari, la prende sporca, rimane lì, giusta giusta per il destro di Cozza, gol del pareggio. Si vede l’incazzatura dei giocatori della Roma, si vedono le mani nei capelli di molti componenti della panchina... si nota un Loria demoralizzato per usare un eufemismo. Si vede, soprattutto, un Mexes gesticolante e arrabbiato, gridare «ma come rinvii?» molto probabilmente indirizzato a Loria. E poi il francese ha lo sguardo diretto verso la panchina, la gestualità legittima pensieri del tipo «ma hai visto che hai combinato?» , per dirla in italiano, diretta sempre alla panchina, quindi a Spalletti. Nel dopo gara il francese è uscito con la faccia dei giorni peggiori, nessuna voglia di parlare, giusto un «non ce l’avevo con nessuno» che, se fosse così, indurrebbe a consigliargli un buon medico.


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