Juan e Cicinho infortunati, in dubbio martedì a LondraSe gli effetti del pomeriggio romano si fermassero all’interno dei confini, la Roma non avrebbe altro pensiero che stappare lo spumante per un traguardo (il quarto posto) raggiunto seppur per una notte. Ma il brindisi giallorosso per il colpo di Taddei che ha messo al tappeto un Siena fin troppo timoroso, appare annacquato non appena sulla scena entra il rompicapo dell’infermeria. Fra 48 ore c’è l’Arsenal, il viaggio a Londra, una Champions League che suona come un cammino quasi obbligatorio per un club che fa dell’autofinanziamento il suo grimaldello. E, verso l’incrocio dell’Emirates Stadium, Spalletti si trascina dubbi, timori e, forse, qualche rammarico per scelte mai rinnegate ufficialmente, ma ora rumorose. Perché tante paure e interrogativi? Tutto nasce da una difesa già traballante dopo la ribellione di Panucci e ancor più in alto mare adesso che si è aperta una voragine dopo la smorfia di dolore di Juan insieme a quella di Cicinho. Spalletti fa la conta dei difensori e i numeri gli giocano contro a tal punto che, miracoli esclusi, per disegnare il reparto da opporre alle scorribande dei Gunners dovrà affidarsi al carisma di Mexes e all’inesperienza di Diamoutene o Motta nel cuore dell’area. «Oggi gli esami ci diranno l’entità del problema muscolare che ha colpito Juan e capiremo quante siano le possibilità di recuperare Cicinho...», sussurra il tecnico giallorosso mentre l’ombra dell’«ammutinato» Panucci compare sullo sfondo. Il caso è stranoto, le conseguenze anche: il rifiuto di andare in panchina a Napoli è costato al difensore ribelle una lunga serie di non convocazioni fino alla cancellazione dalla lista della Champions League per volontà dello stesso Spalletti. «Non l’ho escluso io perché uno che non vuole giocare si mette fuori da solo. Non guardo mai indietro, Panucci è una storia chiusa, pensiamo all’Arsenal», così il tecnico romanista. E, i numeri? Senza Juan, con Cassetti ai box e Cicinho in corsa contro il tempo, il massimo del lusso che può permettersi Spalletti è «Diamoutene o Loria». L’uscita del condottiero giallorosso suona come una risposta a quei tifosi che nelle ultime settimane avevano inondato l’etere chiedendo (e chiedendosi): «Se a Juan o Mexes viene il raffreddore, chi gioca al centro a Londra ora che hanno fatto fuori Panucci? Eppure ha chiesto scusa...». A tutti, ma non al tecnico che, adesso, avrà l’occasione di dimostrare che le riserve o gli ultimi arrivati dal mercato di gennaio, valgono quanto i «senatori», perché a Trigoria i comportamenti hanno un peso maggiore di qualsiasi possibile emergenza. La Roma fa dunque rotta verso Londra incrociando le dita e con una classifica che le sorride. La lunga rincorsa verso il 4° posto di stagione è riuscita, almeno fino al pomeriggio di oggi quando saranno noti i verdetti di Fiorentina e Genoa. La sfida con il Siena è il racconto di una partita senza particolari sussulti se non per la magia di Taddei, un colpo telecomandato sotto l’incrocio dei pali dell’ex Curci. Prima e dopo, emozioni con il contagocce e toscani incapaci di interpretare i comandamenti di Giampaolo davanti ad una Roma «ferita» da squalifiche (De Rossi e Perrotta) e infortuni, ultimo quello di Vucinic (il montenegrino dovrebbe recuperare per l’Arsenal). «Questi sono 3 punti di grande sostanza, fondamentali. Totti non si è fermato in panchina dopo la sostituzione? Non credo - così Spalletti - volesse fare un gesto polemico nei miei confronti, comunque ci sono dei regolamenti da rispettare...». Nessuna nuova ribellione, dunque.

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