Quickribbon Verrebbe voglia di tifare Manchester

mercoledì 4 marzo 2009

Verrebbe voglia di tifare Manchester

Sveliamo un piccolo segreto: abbiamo un debole per Mourinho sin dagli anni del Porto. Un colpo di fulmine calcistico: tecnico straordinario, esperto comunicatore, buon allenatore di giornalisti.
Venuto in Italia, l’abbiamo conosciuto meglio e tolto dal piedistallo. Tatticamente vale il primo Mazzarri che passa: non ha portato novità, si è semmai adeguato al sistema in uso da noi, togliendo le due ali e puntando sul sacchiano quattro, quattro, due. A saperlo, ci tenevamo Mancini, personalità a parte: liquido, ondivago e sfuggente Mancini; granitico e duro come un diamante Mourinho. Artista dialettico, attore alla De Niro: prima o poi quelli di Hollywood ce lo rubano, lo chiudono in uno studio cinematografico e lo rispediscono con un Oscar in mano. Trapezista della parola, Caruso del gorgheggio mediatico, capace di mugolare le vocali, di volare e planare, di giocare con gli alti e i bassi come solo Proietti, ai giorni nostri, saprebbe fare. La memoria di Mourinho è selettiva: trattiene solo ciò che vuole il padrone di casa e così, di fronte a lui, sembra un dilettante Pietro l’Aretino, che banalmente ricordava tutto. Tutta Italia dice che l’Inter, come un papa, viene portata in poltrona dagli arbitri.
L’ultimo scudetto, lo sanno anche le pietre, in un mondo normale sarebbe stato della Roma. Ma lui era in vacanza e non ne vuole sentir parlare. D’accordo, quest’anno però c’era. E dunque ha preso, incartato e portato via i consueti doni settimanali, ultimo il rigore regalato a Bullotelli domenica sera. Inter scoperta e accerchiata. Roma, Milan e Juventus a braccetto: tre grandi club storicamente rivali uniti nell’aggredire l’aggressore nerazzurro. Mourinho, a questo punto, che fa? Fa lo spaccone, spara balle, spiazza tutti, straparla e conquista quei titoli che, in caso contrario, avrebbero ferito l’Inter e gli interisti. Sosteniamo, tanto per essere chiari, che Mourinho mente sapendo di mentire: una fredda operazione alternativa e spiazzante.
Non è vero che l’Inter ha avuto un solo favore, ma almeno dodici. Non è vero che Spalletti paga per farsi intervistare: gli piace e basta. Non è vero che gli allenatori di Udinese e Torino sono vittime già sacrificate sull’altare di Roma e Juventus. ”Prostituzione intellettuale” e ”manipolazione dell’opinione pubblica” sono operazioni che non ci riguardano ed è un peccato che i cronisti della Pinetina non abbiano reagito all’offesa. E’ falso, infine, che i media ce l’abbiano con l’Inter a prescindere. Una volta Moratti era il santo protettore dei cronisti, ma faceva e diceva cose diverse e sembrava un’altra persona. Mourinho, per togliere medaglie a Spalletti, dice che la Roma resterà a mani vuote. Forse. Ma in Coppa Italia è stata derubata e indovinate da chi. Mourinho parla sempre di titoli e successi. Qui ancora non ha vinto. Se lo farà in campionato, si prepari: il merito (colpa) sarà degli arbitri. E se non vince la Champions, sarà un disastro.
Mezza Italia, dopo queste parole sparate nel mucchio, tiferà Manchester.

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