La lupa è da sempre il simbolo di Roma e di conseguenza della Roma, che ha assunto il nome della città. La lupa capitolina si presta poi, come nessun altro animale, a fungere da marchio per una società sportiva perché è una lupa con i denti bene in mostra, che ringhia aggressivamente. Spesso i legionari romani ne sovrapponevano l’immagine ai labari, facendola diventare così un vero e proprio totem delle ambizioni espansionistiche di Roma. Un’antica tradizione attribuisce la statua all’artista etrusco Volca, che l’avrebbe fusa attorno al 480 a. C. E’ quindi un simbolo che campeggia sui miti della romanità da 2.500 anni. Si può cedere Vucinic, ma non si può rinunciare alla Lupa. La lupa di Roma è però anche una raffigurazione di pace. Con le sue turgide mammelle allatta i due gemelli e quindi assume il nome e la funzione di 'Mater Romanorum', madre di tutti i romani, anche di quelli che arrivano dall’America. Nel 1471 Papa Sisto IV donò la statua della lupa al ' popolo romano'. La sua fu una sottile operazione mediatica, in quanto quel pontefice stava facendo tutte le mosse politiche necessarie per essere riconosciuto dalla gente come il vero sovrano della città, a quel tempo ancora in balia di tentazioni ghibelline. Ci sembra pertanto abbastanza controproducente il gesto di chi vuole conquistare, a distanza di sei secoli, i favori della gente di Roma, rinunciando proprio al simbolo storico della Città Eterna. Un’immagine addirittura modernizzata durante gli anni in cui trionfava l’Umanesimo, con i due gemelli che Lionello Venturi si divertì ad attribuire addirittura al Pollaiolo. Recentemente Anna Maria Carruba, archeologa e restauratrice, ha voluto avanzare l’ipotesi che la Lupa non fosse un’opera etrusca, ma realizzata nel medioevo. E’ stata però subito tacitata da molti altri studiosi. Chi è nato e vive a Roma sa che le tradizioni non nascono dal nulla e che gli antichi sul valore dei simboli ne sapevano più di noi moderni. E soprattutto più degli americani.
mercoledì 6 luglio 2011
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