Ero, sono e resto convinto che la scelta di Luis Enrique come allenatore della Roma sia una buona idea: in un ambiente cristallizzato, che vive di vecchi equilibri, ormai anche un po' instabili, è giusto ricominciare da zero. Magari senza lasciare troppe macerie e senza farsi un gran numero di nemici a tutti i costi. Luis Enrique rimedia una scoppola pesante contro lo Slovan Bratislava che non è certo una squadra di primaria importanza e si è limitata a giocare con ordine e una giusta sicurezza dei propri poveri mezzi di fronte a chi si è esposto in modo un po' confuso. Lo Slovan ha cominciato il campionato parecchio tempo fa (il 15 luglio) e ha già due turni di qualificazione europea alle spalle: sembra nulla, ma anche giocare contro i kazaki del Tobol e i ciprioti dell'Apoel (avessi detto....), significa fare della strada, camminare insieme, conoscersi. Lo Slovan è una squadra che si è costruita con una certa ambizione investendo parecchio sulle idee del tecnico Jarolim lo scorso anno, e che ha cambiato pochissimo con innesti efficaci e che hanno rapidamente attecchito. E poi lo Slovan ha fame: una fame della Madonna. Non deve quindi stupire la facilità con la quale ragazzini di 18 anni (Pauschek) vengono scaraventati in campo senza intoppi né traumi. Ma sappiamo che questo, proprio questo, è uno dei pregi degli altri; ed è uno dei nostri difetti più grossi. Totti e Borriello fuori dal primo minuto sono un segnale concreto di quelle che sono le idee di Luis Enrique: l'ottavo re di Roma sta per essere accompagnato all'uscita. E' normale: è il calcio, è la vita. Sta a Totti accettarlo nel modo più collaborativo possibile e a Luis Enrique sfruttare il suo giocatore simbolo nel modo migliore assoluto. Ma è evidente che la Roma non può essere ancora a lungo la squadra di Totti: deve diventare la squadra di qualcun altro. Magari, tanto per cominciare di Dibenedetto che non avrà alcuna difficoltà a rendersi conto che il calcio è difficile, e che il calcio italiano è difficilissimo: in particolare a Roma dove la passione è tanta e la pazienza è poca. Occorrono innesti: Osvaldo non è uno di quei giocatori che mi fa impazzire mentre sull'acquisto di Kjaer non starei a ragionare. Ma non starei nemmeno a sognare: ieri un amico tifoso della Roma che mi interpellava sulla mia pagina di Facebook, mi chiedeva quali saranno gli acquisti della Roma di quest'anno, e con una battuta gli ho detto DiBenedetto e tanta pazienza. Perché non è il momento dei miracoli: il signore americano ha speso una barcata di quattrini per comprare un condominio zeppo di affittuari che è completamente da ristrutturare, da rifare da zero. E ha appena scoperto che gli costerà più del previsto e che alcuni inquilini hanno pretese importanti. Lamela è un gran giocatore e a Bojan si chiede di ritrovare quell'estero che a Barcellona, tra tanta grazia, sembrava un po' perso. Osvaldo? Un buon giocatore: ma 15 milioni di euro mi sembrano una cifra folle. Ci sono giovani, visto che su quelli bisogna puntare, che valgono tanto e costano molto meno. A quella cifra ne compri quattro o cinque. Inutile sognare su Thiago Alcantara, inutile gonfiare l'ambiente di inutili aspettative: Alcantara è un fenomeno ma non verrà mai via dal Barcellona perché il Barça i fenomeni che sa come usare se li tiene tutti, dal primo all'ultimo. Il problema è solo uno: mantenere un certo equilibrio e la pazienza che la gente dovrà avere, e dimostrare perché il cantiere Roma non nemmeno è ancora aperto. Anzi, camion, gru e operai devono ancora arrivare, e il geometra sta sistemando le misure al bozzetto dell'architetto. Okaka e Caprari dal primo minuto? Sono segnali anche questi: Luis Enrique manda messaggi... fa capire, forse si chiede anche fino a che punto la gente sia dalla sua parte. Lo scoprirà molto presto suo malgrado.
sabato 20 agosto 2011
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