Quickribbon Roma, lesa maestà e ko in serie

sabato 20 agosto 2011

Roma, lesa maestà e ko in serie

È meglio che il campionato non parta fra una settimana. Dobbiamo tifare per lo sciopero...». Roma, la maggioranza giallorossa, si è svegliata così, come se la grande rivoluzione culturale (questo il progetto del nuovo corso spagnolo) non abbia mai preso corpo, o meglio, non sia mai stata progettata. Il rovescio in Slovacchia (1 a 0 contro il piccolo Slovan nei playoff di Europa League) fa male. Una ferita aperta e che, fra gli altri, strattona dentro all'arena Francesco Totti, simbolo, oggi già in discussione. É possibile che il capitano romanista entri in campo dopo 72 minuti al posto di un baby spuntato dalla Primavera? Per Luis Enrique, timoniere del Barcellona B fino a due mesi fa ed ora alla guida della Maggica, sì. «Non rinnego le mie scelte, anzi non mi pento. In campo ho mandato i giocatori più adatti per questa gara...», così il tecnico spagnolo. Okaka meglio di Borriello, dunque. E Caprari di Totti con il giovanissimo Viviani in mezzo al campo e il figliol prodigo Simplicio, non convocato per il ritiro, sulla mediana. Luis Enrique tira dritto per la sua strada, un cammino senza carta d'identità («Giocano i più in forma, non i più esperti») e, dalla tappa in Slovacchia, senza guardare in faccia nessuno. Lui, Totti, allarga le braccia e si interroga. D'accordo, nella tana dello Slovan si era presentato non al meglio, ma, mai, avrebbe pensato di dover fare il vice Caprari. «Pigro», l'ha ribattezzato soltanto qualche settimana fa Franco Baldini, da ottobre nuovo direttore generale della Roma. «Francesco non è pigro...», scese in campo la moglie dell'ex Pupone, Ilary. Ed ora la piazza capitolina ha già perso la pazienza, esattamente il contrario di quello che, da giorni, chiede al popolo giallorosso il tycoon Usa Thomas DiBenedetto (il patron della squadra romana di basket Claudio Toti potrebbe diventarne il partner italiano). Le radio insorgono. «Marketing? Merchandising? Tutto vero e bello, ma senza la squadra che vince, non si campa...»; e, ancora: «Avete visto la furia di Cissè e Klose: al derby ne prendiamo otto!!!». La Roma esce da un sentiero estivo costruito soltanto su brutte figure: 0 a 3 con il Psg di Leonardo ed identico punteggio (0 a 3) con il Valencia in amichevole. Poi, il ko di 48 ore fa in Slovacchia. Luis Enrique ha perso uno dei suoi pezzi pregiati e fidati perché il vice, da lui voluto fortemente, De la Pena se ne è tornato a Barcellona dalla famiglia. E lo stesso Luis Enrique guarda al futuro con un atteggiamento che può sconfinare nel fatalismo: «Proveremo a divertire i nostri tifosi e, se fallirò, vorrà dire che al mio posto sarà chiamato un altro...», nel giorno del debutto a Trigoria. L'idea di nuova Roma è lontana. Bojan c'è, ma deve crescere; Lamela idem. Sullo sfondo ecco i rinforzi (Kjaer e, soprattutto, Osvaldo), definiti, però, dal direttore sportivo Sabatini «non decisivi». Quindi? Fa bene Totti ad arrabbiarsi («Lui e Borriello lo saranno...», così lo stesso Sabatini), farà bene Luis Enrique a cercare una presenza costante dei vertici di Trigoria nelle prossime ore al sua fianco per blindare la sua posizione ed accrescere la credibilità all'interno di uno spogliatoio già carico di tensioni. Qualcuno farebbe meglio a spiegare alla truppa che la rivoluzione alla spagnola è partita e non si fermerà sul nascere. Altrimenti, i malumori diventeranno caos.

0 commenti:


Digg Technorati del.icio.us Stumbleupon Reddit Blinklist Furl Spurl Yahoo Simpy